Abitare le città di oggi significa fare i conti con un tipo di organizzazione urbana che contiene nel suo sviluppo elementi di estensione, di dispersione, che favoriscono nostro malgrado la crescita interrotta e discontinua delle città odierne. Riferendosi agli studi dell’urbanista Francesco Indovina, si può parlare di città diffusa, che si contrappone ai limiti della città compatta e che è il motivo della nascita di una nuova forma di organizzazione spaziale che definisce una configurazione e un uso nuovo dello spazio urbano. (1)

Con queste caratteristiche, è molto facile che la scala umana delle città possa venire meno, poiché viene minacciata da fattori variegati e deleteri per la sua evoluzione coerente. Ma non solo: se la città non cresce con coerenza, si rende necessario intervenire per ripristinare il senso di qualità urbana che questo scenario porta a smarrire. E se nelle nostre città si riscontra una perdita in termini di qualità urbana, di conseguenza si riscontra una perdita in termini di qualità della vita dei suoi abitanti e che induce a una fuga degli abitanti stessi: in situazioni simili lo spazio pubblico, ad esempio, andrà a scemare in termini di significato e di funzione. L’insieme di questi fatti induce a un ripensamento dello sviluppo urbano, che porti le città odierne a recuperare la valenza urbana nel senso proprio del termine. Fortunatamente, se questo scenario è pur presente in tante realtà, molte città europee stanno cercando di frenare e contenere questi episodi dannosi a favore dello sviluppo dell’unità cittadina e della vivibilità urbana.

Nel 2010, sulle pagine del quotidiano El País si parlava di Lisbona come di una “città fantasma”, di un luogo vecchio dove i quartieri storici versavano in condizioni fatiscenti, e dove la popolazione preferiva la vita dell’hinterland alle difficili condizioni di vita del centro cittadino. (2) La situazione odierna mostra però i segni di un cambiamento voluto e che sta dando i suoi risultati già nell’immediato. In Portogallo, fondamentalmente ci si è mossi su un duplice fronte: a partire da scelte di carattere economico-politico, che hanno indotto a puntare su soluzioni economiche favorevoli in grado di attirare contemporaneamente da un lato ingenti capitali stranieri, dall’altro la cosiddetta generazione Erasmus, sono stati messi in esecuzione progetti di riqualificazione urbanistica e architettonica per restituire alla città decoro e una buona qualità della vita.

A Lisbona ad esempio, sulla scorta di aiuti economici e fondi europei, entro il 2020 verranno compiute numerose opere pubbliche volte alla riscoperta di alcuni luoghi urbani, a partire da una pianificata modalità di organizzazione basata sulla riscoperta dell’identità spaziale cittadina; con l’obiettivo di raggiungere buoni livelli di qualità della vita, e di recuperare una fascia fondamentale per via della doppia valenza urbana e territoriale, a Lisbona si è agito mediante una rilettura tematica del territorio per mettere in atto una rigenerazione in grado di avere i suoi effetti sulla vita della città e dei propri utenti.

Il progetto messo in atto nella capitale portoghese riguarda l’area dove la città si incontra con il fiume Tejo, ed è basato su un ragionamento semplice ma efficace che deriva dall’uso inappropriato che si è fatto nel tempo di questa area: sulla fine del XIX secolo infatti, con la costruzione di alcune discariche e con la creazione del porto della città, Lisbona è stata privata del suo contatto, che potrebbe definirsi ancestrale, con il fiume. Data la dismissione di alcune aree portuali e costiere, alla municipalità lisboeta si è palesata l’opportunità di riconversione di queste aree per poterle restituire agli abitanti.

L’intenzione di questo progetto unitario è stato fondato operativamente su pochi ma definiti punti: favorire l’interscambio dei mezzi pubblici al limite della città costruita al fine di rendere più efficace la mobilità alternativa; creare spazi pedonali di fruizione e di relazione, al fine di far diventare la fascia fluviale una parte pubblica maggiormente godibile; porre in maniera particolare l’attenzione al tema dell’accessibilità pedonale abbattendo le barriere fisiche e geografiche presenti.

Si è operato in altre parole per il ridisegno del sistema dell’accessibilità del territorio, per dare visibilità a nuove forme di trasporto alternativo e per creare una rete di spazi pubblici che possono essere definiti come luoghi urbani; così facendo, si è attribuito alla mobilità sostenibile quasi un ruolo di struttura generativa dell’organizzazione urbana, in diverse forme e a diverse scale, per ripensare anche il rapporto infrastrutture-insediamento, in virtù della volontà di riscoperta delle potenzialità peculiari del luogo. Parafrasando il geografo Fred Kent, si potrebbe dire che se noi pianificassimo le città per le automobili e per il traffico, avremmo automobili e traffico; ma se noi pianificassimo per le persone e per i luoghi, i risultati che andremo a ottenere avranno i loro benefici sulle persone e sui luoghi.

Mappa dei progetti in esecuzione a Lisbona. Fonte: Camara Municipal Lisboa

Mappa dei progetti in esecuzione a Lisbona. Fonte: Camara Municipal Lisboa

Come la mappa illustra, il progetto si articola in otto punti e si integra con le preesistenze dell’area portuale, assumendo una rilevanza territoriale importante per la città; inoltre, la rigenerazione della fascia fluviale è stata il motivo per riqualificare un’altra dominante paesaggistica della città, ovvero la collina dove sorge il Castello di São Jorge.

Le trasformazioni più evidenti e importanti in termini di investimento e di impatto sociale riguardano, per differenti aspetti, il capolinea di Cais do Sodrè con la zona attigua di Corpo Santo (intervento numero 1), la zona denominata Ribeira das Naus (intervento numero 2) e la parte di Campos das Cebolas (intervento numero 5-6). Nonostante questo giudizio, gli altri interventi sono ugualmente fondamentali per la riuscita di un progetto unitario come quello esaminato.

L’importanza dell’intervento di Cais do Sodrè/Corpo Santo deriva dall’evidenza di come l’organizzazione della mobilità sia allo stesso tempo strutturazione dei rapporti tra gli elementi della città e dei modi di abitare lo spazio urbano e territoriale. Agendo come cerniera e interfaccia principale del trasporto pubblico (per gestire vie navigabili, stradali e ferroviarie, autobus, i tipici tram elettrici portoghesi, metropolitana), l’intervento ricerca la valorizzazione dell’uso dello spazio pubblico per i pedoni, l’aumento delle aree verdi e la piantumazione di specie arboree, e propone di preservare, riutilizzare e valorizzare elementi singolari e unici preesistenti in questo spazio come marciapiedi, chioschi, statue, lampade e alberi.

Cais do Sodrè in un fotomontaggio di progetto. Fonte: Camara Municipal Lisboa

Cais do Sodrè in un fotomontaggio di progetto. Fonte: Camara Municipal Lisboa

L’intervento di Ribeira das Naus, pensato dal paesaggista Joao Nunes, configura in maniera iconica il riverfront di Lisbona: la vocazione fluviale dell’area si integra con il nuovo spazio pubblico qua creato al fine di privilegiare il pedone e allo stesso tempo il contatto con il fiume.

L’operazione predisposta per Campos das Cebolas mantiene sempre in seno la vocazione scelta per gli interventi appena descritti, ma con l’aggiunta di una nuova infrastruttura, il Terminal per le navi da crociera, progettata dall’architetto Carrilho da Graça in seguito alla vincita del primo premio nel concorso di riqualificazione dell’area.

A tutto ciò si devono sommare anche altre iniziative positive per la qualità urbana: la creazione di una pista ciclabile, bordo fiume, di 18 km per raggiungere gli estremi est-ovest della città, la nuova accessibilità alla collina del Castello al fine di ripristinare il rapporto città alta-città bassa, e il piano che vedrà la nascita di “una piazza per ogni quartiere”.

Ribeira das Naus. Fonte: Camara Municipal Lisboa

Ribeira das Naus. Fonte: Camara Municipal Lisboa

Così facendo, Lisbona si appresta a vedere modificate alcune sue caratteristiche attuali. L’insieme di queste operazioni progettuali però sono volte a riqualificare una situazione esistente che presenta alcune contraddizioni sia storiche, che funzionali, che sociali. In altre parole, le intenzioni di questo progetto, una volta superate le ambiguità di unitarietà dell’operazione, rappresentano la via che dovrebbero seguire molte città contemporanee, cioè migliorare e rafforzare quella fitta rete di relazioni tra spazio e vita che, in un certo senso, è la città. Non ci si deve stupire quindi se Lisbona è stata nominata Capitale Iberoamericana della Cultura per l’anno 2017 (3): questa è la conferma che la strada trovata dalla capitale portoghese è quella giusta.

Matteo Fusaro

NOTE

(1). FREGOLENT L., SAVINO M. (a cura di), Economia, Società, Territorio. Riflettendo con Francesco Indovina, Franco Angeli, 2013

(2). http://www.voxeurop.eu/it/content/article/312421-lisbona-citta-fantasma

(3). http://www.artribune.com/dal-mondo/2017/03/lisbona-maat-cultura/