“Minha aldeia é todo o mundo.
Todo o mundo me pertence.
Aqui me encontro e confundo
com gente de todo o mundo
que a todo o mundo pertence.[…]”
(Antônio Gedeão)

Questi versi della poesia di Antônio Gedeão sono impressi nella facciata della sede dell’associazione Moinho da Juventude, nel bairro Cova da Moura, area metropolitana di Lisbona, Portogallo. Insieme alla fotografia scattata durante la principale festa popolare del quartiere, Kola San Jon, rappresentano l’essenza e allo stesso tempo le principali caratteristiche della vita all’interno del bairro: una mescolanza di popoli e culture differenti che, deterritorializzati dal proprio luogo di origine, hanno generato una nuova comunità in un nuovo territorio.

Negli ultimi decenni questo insediamento, insieme alle dinamiche e ai processi innescati dall’associazione Moinho da Juventude sono diventati oggetto di interesse e di studio da parte di ricercatori e professionisti provenienti da differenti discipline, dalla sociologia all’architettura, dall’antropologia all’urbanistica. Questo interesse è strettamente legato alle attività portate avanti da vari artisti e da alcuni registi che hanno tentato di trasmettere un’immagine di questa realtà differente dal racconto dei media e dal pensiero comune che ancora vedono Cova da Moura come ultima favela d’Europa, dove non esiste altro oltre al traffico di droga e alla criminalità.

In questo breve testo si vogliono riportare solamente alcune delle peculiarità che caratterizzano il bairro e l’associazione, per stimolare la curiosità e conoscere approcci e metodi che si sono sviluppati, nel corso di circa quaranta anni di attività, per sopperire alle mancanze dovute all’assenza di interventi da parte delle istituzioni in un contesto di particolare disagio e sofferenza. Emergono temi ampiamente trattati da autori autorevoli, come il diritto alla città (che negli ultimi decenni ha ritrovato visibilità grazie alle rivendicazioni portate avanti dai movimenti sociali moderni), il ruolo dello spazio pubblico nella vita delle comunità e il ruolo delle comunità nella costruzione e nella gestione dello stesso spazio pubblico, l’importanza del tessuto associativo e delle esperienze di autogestione in contesti marginali.

Il bairro Cova da Moura è situato a nord-ovest rispetto al centro di Lisbona e appartiene alla municipalità di Amadora. Si tratta di un insediamento che si è sviluppato a partire dagli anni Settanta, in seguito alla Rivoluzione del 25 aprile 1974 che, oltre ad aver determinato la conclusione del regime salazarista, ha generato importanti flussi migratori provenienti principalmente dalle ex-colonie portoghesi e da quei Paesi conosciuti oggi come PALOP (Países Africanos de Língua Oficial Portuguesa). Questi flussi si sono andati a riversare in modo particolare nelle aree periurbane dei maggiori centri del Paese. Cova da Moura rappresenta uno di quei casi in cui il territorio ai margini delle città viene occupato in forma illegale dalle popolazioni più disagiate che non avendo possibilità di accedere al mercato immobiliare regolare delle città, costruiscono il proprio alloggio in aree periferiche generando quelle che in Portogallo sono definite AUGI (Areas Urbanas de Genesi Illegal).

2_orto_evoluzione

Evoluzione cronologica bairro

Negli anni Cinquanta e Sessanta il terreno dove oggi inquadriamo Cova da Moura era ancora un terreno agricolo. Le prime abitazioni informali vengono costruite nei primi anni Settanta da popolazioni provenienti prevalentemente dall’Isola di Capoverde e nell’arco di circa 15 anni si va a costituire quella che è ancora oggi la struttura del bairro: un tessuto urbano denso in cui lo spazio privato destinato agli alloggi predomina sullo spazio pubblico. Si tratta di abitazioni costruite nel corso degli anni dagli stessi abitanti, mattone dopo mattone, con stratificazioni di differenti materiali che fanno emergere la necessità di adattare gli edifici alle differenti esigenze del momento, la spontaneità, la creatività e il gusto personale di ciascun abitante. Il processo di auto-costruzione del bairro risulta interessante perché ha contribuito alla costruzione di una comunità forte e coesa in cui ogni abitante può fare affidamento sul proprio vicino.

Tuttavia, il contesto di occupazione illegale dello spazio ha fatto emergere da subito diverse criticità che si sono presentate inizialmente attraverso la mancanza di quelle infrastrutture basiche, come reti fognarie e rete elettrica, necessarie per la popolazione. Ed è proprio in questo contesto che si sono costituite negli anni Ottanta le prime associazioni (Associação dos Moradores e Moinho da Juventude) che rivendicavano interventi della Camera Municipale per trovare insieme soluzioni destinate a migliorare le condizioni di vita dei cittadini di Cova da Moura. Al problema della mancanza di infrastrutture si aggiungevano i continui tentativi di speculazione immobiliare portati avanti attraverso piani e progetti che dietro all’intento di una riqualificazione dell’insediamento nascondevano la volontà dei privati di sfruttare al meglio quest’area dal punto di vista della rendita, considerata la posizione strategica e l’efficace rete di collegamenti che connettono quest’area con il centro di Lisbona.

L’associazione del Moinho da Juventude è stata la più attiva nell’opporsi a questi tentativi, presentando proposte alternative alla demolizione del bairro. Le proposte sono state elaborate in collaborazione con professionisti, gruppi di ricerca dell’Universidade de Lisboa, studenti ed ex studenti, che con la partecipazione attiva degli abitanti hanno costruito nel corso degli anni un archivio di documentazione, informazioni e progetti che oggi permettono di conoscere in maniera completa la realtà di Cova da Moura. Non si tratta solo di elaborati teorici; l’associazione ha realizzato numerosi progetti che non riguardano esclusivamente la trasformazione dello spazio ma si occupano di educazione dei bambini, di appoggio allo sviluppo di nuove imprenditorialità, formazione lavorativa per gli abitanti e vari progetti culturali.

3_modello

Il raggio di azione dell’associazione si è orientato sin dalla sua nascita su quattro rami principali, che ancora oggi rappresentano le linee guida degli interventi del Moinho: “a melhoria das condições de habitação no bairro; a educação de crianças e jovens; a expressão cultural e artística; e o acesso ao mercado de trabalho“. Da associazione che rivendicava i diritti di una comunità, il Moinho è diventato una sorta di istituzione nel quartiere, con oltre 80 persone (provenienti prevalentemente dal bairro) che lavorano ogni giorno per ciascuno dei rami di intervento dell’associazione. Dalle prime riunioni che si svolgevano in abitazioni private si è passati ad avere differenti sedi, asili infantili, biblioteca, centri per il lavoro e laboratori. Il suo ruolo nella vita della comunità è uno degli aspetti centrali da osservare: da queste dinamiche si possono trarre spunti interessanti da riproporre (con le dovute reinterpretazioni) anche in altri contesti. Incanalare energie in attività che permettano di riscontrare miglioramenti per la comunità in maniera tangibile è stato uno dei maggiori successi dell’associazione.

L’esperienza del caso Cova da Moura e le dinamiche del Moinho portano a riflettere sul tema della partecipazione. Nel 1968 Lefebvre scriveva: “Nella pratica, l’ideologia della partecipazione consente di ottenere al minor prezzo possibile l’acquiescenza delle persone interessate. Dopo un simulacro più o meno spinto di informazione e di attività sociale, esse tornano alla loro tranquilla passività, nel loro nido. Non è forse chiaro che la partecipazione reale e attiva ha già un nome? Si chiama autogestione“.

In questa frase è racchiuso il metodo e l’approccio che possiamo ritrovare nelle attività del Moinho da Juventude. Più che di partecipazione, si dovrebbe parlare di autogestione. Il caso di Cova da Moura mostra che si possono davvero portare avanti quelle idee che sono realmente condivise e prodotte attraverso il reale interessamento della comunità (sottolineare la necessità della reale utilità dei progetti potrebbe risultare banale). Il buon esito delle pratiche può avvenire quando è reale la responsabilizzazione delle persone coinvolte.

Le esperienze del Moinho da Juventude, insieme alle dinamiche che si sono sviluppate nel bairro, hanno attratto l’interesse anche fuori dal contesto portoghese. La Presidente della Camera dei Deputati Italiana, Laura Boldrini, è stata in visita a Cova da Moura nell’aprile del 2016, incuriosita dalla storia di una realtà particolare quale è quella del Moinho. Durante la visita, guidata dalla presidente dell’associazione e da un gruppo di giovani educatori che vivono nel quartiere, ha avuto la possibilità di conoscere tutte le sedi e tutti gli uffici che per le varie aree tematiche portano avanti le attività del Moinho, per comprendere come si sono sviluppati i processi e studiarne possibili modalità di reinterpretazione all’interno di contesti similari che sono presenti anche in Italia e in Sardegna.

Alessandro Multinu

Le parole, le impressioni e i ragionamenti esposti sono il frutto di un lavoro di ricerca iniziato a marzo 2016 in collaborazione col gruppo di ricerca GESTUAL (Grupo de Estudos Socio-Territoriais, Urbanos e de Acção Local) della Facultade de Arquitetura de Lisboa e terminato con la tesi specialistica dal titolo “Il bairro Cova da Moura: esperienze di autogestione nell’evoluzione degli spazi delle comunità” discussa nell’aprile 2017 presso il DADU.

+INFO

Per conoscere le attività del Moinho da Juventude:

http://www.moinhodajuventude.pt

http://www.tomkiewicz.org/