“Le Case del Quartiere di Torino sono luoghi aperti e pubblici; laboratori sociali e culturali nei quali si esprimono pensieri e vissuti collettivi; spazi che avviano esperienze di partecipazione, coinvolgimento e auto-organizzazione.”

Dare una definizione univoca delle Case del Quartiere non è semplice, e forse, oggi non è ancora opportuno farlo. Le Case del Quartiere sono un frutto delle politiche pubbliche che la città di Torino ha portato avanti negli ultimi vent’anni, grazie alla visione di amministratori visionari e illuminati come Ilda Curti. Questi spazi nascono da politiche innovative di rigenerazione urbana sviluppate a partire dalla fine degli anni Novanta grazie agli stimoli delle istituzioni europee e da un’attitudine della Città a sperimentare e realizzare idee e progetti con il contributo e la creatività della cittadinanza.

Le case del quartiere sono luoghi del “fare insieme”. Luoghi ad alta intensità relazionale. Sono luoghi in cui si offre la possibilità alle persone di prendersi cura di un pezzo del proprio quartiere.
Luoghi di riparo e di sosta in cui convivono funzioni in teoria poco compatibili tra loro (il sociale e il commercio, il gioco e l’impegno, il lavoro e il divertimento). Sono agorà contemporanei: luoghi di ascolto, in cui è stimolata continuamente la voce dei cittadini utenti delle case e abitanti di esse, in cui l’organizzazione (la governance si dice oggi) è orizzontale e la presa di decisioni è trasparente. Sono botteghe, luoghi dove si impara qualcosa facendo insieme agli altri, e sono incubatori che aiutano le idee a crescere, superando il divorzio tra principio di piacere e il principio di realtà. Sono luoghi in cui si favorisce l’inclusione: tutti trovano cittadinanza e la presenza di chi è vulnerabile è l’antidoto contro una logica mercantile.

Nei vecchi bagni municipali di San Salvario ci sono oggi una caffetteria, una ciclofficina, un ufficio co-working, una banca del tempo, un orto, una sala riunioni, sportelli informativi e spazi di ascolto; si possono frequentare laboratori artistici, corsi di danza, di discipline orientali, di musica e canto, di lingua e informatica; si possono organizzare feste di compleanno, conferenze, spettacoli; si possono proporre attività da progettare e realizzare anche con gli altri. Nei vecchi bagni municipali di San Salvario ci sono oggi una caffetteria, una ciclofficina, un ufficio co-working, una banca del tempo, un orto, una sala riunioni, sportelli informativi e spazi di ascolto; si possono frequentare laboratori artistici, corsi di danza, di discipline orientali, di musica e canto, di lingua e informatica; si possono organizzare feste di compleanno, conferenze, spettacoli; si possono proporre attività da progettare e realizzare anche con gli altri.

 

Nel 2007 nasce la prima Casa di Quartiere in una zona periferica della città: Cascina Roccafranca. Negli anni seguenti si sviluppano nuove esperienze in altri quartieri della città, attraverso percorsi e storie differenti ma con una base comune: spazi ad uso pubblico riqualificati, grazie alla collaborazione tra istituzioni pubbliche, fondazioni bancarie, imprese sociali, associazioni e cittadini, luoghi che diventano spazi per la popolazione.

Da maggio 2012 la Città di Torino, attraverso l’assessorato alla rigenerazione urbana, insieme alla Compagnia di San Paolo, ha invitato i soggetti gestori delle Case a riunirsi intorno ad un tavolo con il proposito di coordinare le attività delle stesse attraverso il consolidamento di una rete per mettere in comune conoscenze, esperienze e progetti. Il desiderio di costruire una regia della Rete delle Case del Quartiere, diventa una concreta possibilità nell’aprile del 2014, con il progetto “Di Casa in Casa” che vince il primo premio (del valore di 100.000 euro) del Bando nazionale per la Cultura “Che Fare2”.

Ilda Curti, Assessore alle Politiche per l’Integrazione della Città di Torino, a Cascina ROccafranca durante il convegno nazionale "Abitare una Casa per abitare un Quartiere"Ilda Curti, Assessore alle Politiche per l’Integrazione della Città di Torino, a Cascina Roccafranca durante il convegno nazionale “Abitare una Casa per abitare un Quartiere”. Questo il sito sulla rigenerazione urbana di Torino

 

Ad oggi le Case del Quartiere a Torino sono 9, ognuna in una zona diversa, coprendo quasi completamente il territorio cittadino :

 

Uno dei prodotti di questo percorso è il “Manifesto delle Case del Quartiere di Torino”: un documento che raccoglie in dieci punti gli elementi che caratterizzano questi spazi. Il Manifesto è un utile strumento per diffondere l’esperienza a livello regionale, nazionale e europeo e contribuire ad una politica culturale dove i cittadini sono protagonisti dell’agire sociale e i territori sono la risorsa locale.

Il convegno nazionale “Abitare una Casa per abitare un Quartiere” è stata l’occasione per un confronto fra esperienze che in Italia e in Europa stanno allestendo nuovi spazi-laboratorio di comunità, dove i cittadini tendono ad auto-organizzarsi per far fronte a problemi quotidiani e a dar vita ad un nuovo modo di abitare la città. Gli ingredienti delle Case sono diversi, non c’è una ricetta che l’amministrazione pubblica ha pre-determinato, nascono dal territorio, in modo diverso da contesti diversi. Raccontano e accolgono.

La questione aperta è quella sulla funzione sociale di questi spazi (e sull’opportunità di una loro differente istituzionalizzazione); questo è l’interrogativo con cui si è chiuso il convegno, consapevoli della ricchezza e del valore di questi luoghi in cui si offre la possibilità alle persone di prendersi cura di un pezzo del proprio quartiere.

MANIFESTO DELLE CASE DEL QUARTIERE

1. LUOGHI APERTI A TUTTI I CITTADINI
2. SPAZI DI PARTECIPAZIONE ATTIVA
3. LUOGHI ACCESSIBILI, ACCOGLIENTI E GENERATIVI DI INCONTRI
4. SPAZI DI TUTTI MA SEDE ESCLUSIVA DI NESSUNO
5. CONTENITORI DI MOLTEPLICI PROGETTUALITÀ
6. GLI OPERATORI: COMPETENTI ARTIGIANI SOCIALI
7. LUOGHI INTERMEDI FRA IL PUBBLICO E IL PRIVATO
8. SPAZI ALLA RICERCA DEL GIUSTO RAPPORTO TRA AUTONOMIA ECONOMICA E SOSTEGNO PUBBLICO
9. LUOGHI RADICATI NEL TERRITORIO
10. STRUTTURE CON UNA PROPRIA FORMA DI GOVERNANCE