L’evento “The City We Need: Open for Art” in preparazione a “HABITAT III” di Quito  concluso nelle scorse settimane ad Alghero, ha  portato in modo ancora più forte al centro dibattito l’importanza dell’arte pubblica come strumento e attivazione di processi urbani, di appropriazione e scoperta della città che viviamo quotidianamente. stabilire quelli che sono i confini dell’arte pubblica e definire quelle che sono le pratiche artistiche.

Nell’ultimo mese Gianluca Vassallo focalizza, con il suo ultimo lavoro di arte pubblica I WAS THERE, il suo impegno verso una riscoperta dei nostri spazi del quotidiano e aiuta il cittadino a guardarli sotto un’altra prospettiva critica.

I lasciti  di Gianluca Vassallo vanno al di là dell’istantea fotografica, sono lasciti di civiltà, di consapevolezza e costruzione di un mondo migliore. Un mondo dove l’uomo diventa parte costituende dell’ambiente che lo circonda nel momento in cui entra in relazione con gli altri e con gli spazi del suo quotidiano. La sfera pubblica di questo progetto esplora l’intimità delle persone e le aiuta a ricostruire la loro dimensione città, restituendogliela nella semplicità di un istante .

IWT_EXPORT_337-900x900

I WAS THERE è un progetto d’Arte Pubblica che, attraverso la fotografia istantanea, ha l’ambizione di occupare gradualmente il mondo tutto, restituendo a chi lo anima – nello scenario parziale in cui avviene – una porzione di quotidiano, che altrimenti andrebbe perduta nella somma inconciliabile delle memorie individuali.

Il progetto è specchio dell’esistenza dell’artista che, per questa specifica progettualità, non segue alcuno schema che non sia l’agire quotidiano prodotto dai propri bisogni umani, relazionali e lavorativi.

Il processo messo in atto è questo: nel corso della giornata Gianluca Vassallo, abbandonerà lungo il proprio tragitto, ovunque si trovi, fotografie realizzate in quello stesso luogo, o in prossimità di esso. Ogni fotografia realizzata verrà registrata e numerata, per tracciare la sequenza, in ordine progressivo attraverso il tag #IWT _ NN e firmata con il nickname VXL16, per essere poi abbandonata. il luogo del lascito sarà documentato fotograficamente. Da quel momento in poi, la responsabilità dell’opera (la singola immagine e il suo complesso) diventerà pubblica.

Ciascun individuo sarà libero di rubare o bruciare la foto, osservare o ignorare la sua presenza, nasconderla altrove o farne il centro di un rito voodoo.

I WAS THERE ha un’ambizione ancora, di carattere sociale, produrre due possibili “stati di crisi”, mettere le singolarità che compongono il mondo di fronte alla domande:

cosa è pubblico quando la possibilità cambiare lo “stato proprietario” può modificarsi con un solo gesto?

cosa è vero:i la porzione di mondo che si ha davanti o la sua restituzione fotografica?

IWT_EXPORT_253-1274x900

IWT_EXPORT_254-900x900

Ci siamo fatti raccontare meglio da Gianluca il progetto.

Perché New York e come il progetto si svilupperà in altre città?

Il progetto ha preso corpo a New York per  puro caso. L’idea del processo era già maturata in me da tempo, qui ho trovato le soluzioni tecniche e l’opportunità pratica per realizzarlo. E ora che è iniziato, adesso che vedo convivere concertatamente le immagini con lo spazio pubblico, con la vita altrui, sento che questo progetto porta in sé il germe del “lifelong project”, perché mi offre la possibilità viva, antiretorica, non elitaria, di lasciare testimonianza ciascuno dei luoghi – anche metaforici – su cui mi trovo a passare. Un progetto che asseconda il quotidiano, ribaltando la struttura delle progettualità artistiche abituali, che tiene vivo lo sguardo sulle cose anche quando – e sono certo succederà – una certa stasi dovesse insistere.

IWT_125-1274x900

IWT_126-900x900

Qual’è lo stato dell’arte e quello della sua dimensione pubblica. Come vivi il tuo ruolo di artista pubblico?

L’arte contemporanea sta acquisendo uno spazio prima impensabile sui media e di conseguenza nella percezione collettiva. Questo non significa però che il pubblico generalista stia “andando verso” l’arte. Significa solo che anche il pubblico che non si è mai interessato all’attualità artistica, viene colpito da questa. Ovviamente tutto questo fa bene all’arte e agli artisti ma ha come effetto collaterale il fatto che gli artisti vengano utilizzati come sistemi di rappresentazione, indossare un paio di scarpe firmate o citare Koons non sono comportamenti cosi differenti. Voglio dire, in qualche misura la tendenza non è  vivere la profondità che l’arte può offrire, ma godere della profondità che l’arte può far percepire che io abbia.

Al netto delle considerazioni sulla percezione dell’arte, oggi questa è una delle ultime discipline dell’espressività umana in cui il dato di libertà è il corpo costituente dell’agire, per questa ragione – e per nostra grazia – ha la possibilità di prendersi la dimensione pubblica senza essere mediata. Con risultati alterni, di certo. Ma liberi, di senso, e aderenti al nostro tempo, alle questioni che ci pone davanti. Io sono prima d’ogni cosa innamorato dell’arte altrui, per questa ragione mi gonfio di gioia quando incontro un’opera – in un museo o in uno spazio pubblico  fa lo stesso – che mi offre domande. Esattamente quello che cerco di fare nel mio lavoro, perché trovo la risposta collettiva, un sistema istruttivo molto più potente dalla stessa risposta possibile alla domanda che porto.

I_Was_There_IWT_57-1274x900

I_Was_There_IWT_58-900x900

Come questo aspetto si manifesta nel progetto I WAS THERE?

I WAS THERE utilizza la fotografia, un linguaggio che oggi appartiene al quotidiano collettivo, e la posiziona in senso materiale e metaforica, al centro dello spazio pubblico. Lo stesso spazio pubblico che è stato oggetto dell’immagine realizzata. Insomma, io fotografo un pezzo di quotidiano, grazie alla tecnologia istantanea produco una stampa in tempo reale che numero, firmo, abbandono e fotografo ancora per documentarne la posizione e la primissima interazione con lo scenario. Da quel momento in poi il mio lascito oltre a testimoniare il mio passaggio, apre due scenari possibili: un dono che incontra la vita del primo che la trova e ha il coraggio di sottrarre l’immagine al mondo o qualcosa che gli individui e la collettività hanno la possibilità di difendere nella sua dimensione di atto pubblico.

Questo lavoro, ancora, ci interroga su come poggiamo lo sguardo sulle cose, su quanta realtà deleghiamo alla sua rappresentazione e quanta ne viviamo davvero.

Certo mi domando anch’io se questa sia arte, un gioco adulto, un esperimento sociale. Ma cerco sempre di tenere vivo ciò che una mia curatrice mi disse una volta: “Il lavoro che fa l’arte oggi non è solo produrre il visibile, ma è quello di mangiare territori alle discipline dell’espressività umana per portarle dentro sé, nella dimensione in cui queste riescono a produrre nuovi significati, che sono relativi al modo in cui l’uomo sta nel mondo.”

I_Was_There_IWT_59-1274x900

I_Was_There_IWT_60-900x900

Puoi definire cos’è arte pubblica?

Non voglio dare una definizione ma piuttosto dire cos’è rispetto alla mia esperienza.

L’arte pubblica è l’assenza di confine tra il mio corpo e quello di chi osserva ciò che faccio. E’ far diventare il mio un corpo pubblico poiché tutto ciò che faccio è relativo al mio corpo.

Lo sguardo sul mondo dal mio corpo arriva al pubblico e io come artista esisto nel momento in cui riesco a dimezzare questo confine, a non essere qualcosa che si osserva in mia assenza. E’ cercare di essere, fare qualcosa che se non è partecipato mentre viene prodotto, diventa partecipato quando è stato prodotto.

L’arte pubblica serve a superare la concezione di artista come qualcosa che sta sopra il mondo per riportarlo nella dimensione di qualcuno che sta nel mondo e partecipa a esso con la stessa dignità, partecipa ad esso, la stessa importanza di uno spazzino, di un fioraio, di un barista, di una puttana.

Tutta l’arte in fondo, quando è pura, porta con sé una vocazione pubblica.
Maggiori info sul progetto e su come sostenerlo: http://www.iwtproject.com

IWT_EXPORT_351-1274x900IWT_EXPORT_352-900x900

Foto del 26 giorno. Il progetto I WAS THERE è arrivato in Italia.