Dalle aule della Facoltà di Architettura di Cagliari fino al podio della Society of Illustrators di New York.

Ma questo tragitto di Francesca Sanna non è stato diretto, anzi. Da Cagliari a Stoccarda, per poi approdare in Svizzera, senza contare tutti i progetti, i disegni, e i viaggi compiuti in questi (quasi) 25 anni.

È durante questo percorso che si è sviluppato “The Journey”, un libro illustrato per bambini che racconta le difficoltà dell’esodo di una famiglia di migranti raccontato dal punto di vista di un bambino, per il quale Francesca è stata premiata con la medaglia d’oro della Society of Illustrators proprio quest’anno e, edito dalla casa editrice Flying Eye, è già stato pubblicato nel Regno Unito e, tradotto, anche in Francia, Olanda, Svezia e Spagna.

TheJourney - Copertina

TheJourney – Copertina

The Journey, che inizialmente si intitolava “I’m Migrant”, è nato come progetto per la tesi del master in Illustrazione a che hai frequentato alla Hochschule di Lucerna. Come mai hai deciso di trattare proprio il tema dell’immigrazione?

Avevo deciso di partire da un tema che sentivo importante a livello personale. Da studentessa italiana in Svizzera, ho iniziato ad interessarmi al tema dell’identità culturale e dell’immigrazione. In Italia, essendo uno dei confini europei dove il problema dell’immigrazione si è fatto più sentire, la discussione sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza ai rifugiati è iniziata molto prima che in Germania e in Svizzera, paesi in cui ho studiato negli ultimi tre anni; in qualche modo sentivo che il mio “essere italiana” mi esponesse in maniera particolare all’argomento.

Mi sono resa conto appena iniziata la parte di ricerca che il tema è complesso e ha molte sfumature diverse, così ho deciso di vagare per un po’ alla ricerca di punti di vista diversi dal mio. La mia ricerca mi ha portato in diversi centri di accoglienza ai rifugiati, dove ho raccolto storie e testimonianze di persone arrivate da paesi come la Siria, il Tibet e l’Eritrea. In queste storie c’erano talmente tanti elementi per me completamente nuovi e che rendevano queste esperienze decisamente diverse da come vengono quotidianamente raccontate dai media, che ho deciso che valesse la pena andare avanti in questa direzione.

Come hai trasformato queste storie in un racconto?

La mia ricerca, dopo un anno e mezzo di lavoro si è tradotta in un libro per bambini.

Il centro della mia ricerca visiva era come far sì che l’illustrazione potesse aiutare a raccontare storie “indicibili”, partendo da un obiettivo ben preciso: come si spiegano ai bambini storie di esperienze molto difficili e lontane da quelle che possono aver vissuto loro? Io stessa con la mia vita da studentessa italiana in Svizzera ero rimasta ad ascoltare immobile la storia di una ragazza della mia stessa età ma che, venendo dall’Eritrea, aveva attraversato mezza Europa a piedi, in bici o nascondendosi nel retro di un fuoristrada. Volevo in qualche modo trasmettere quella sensazione di immedesimazione in una storia che non somiglia a nessuna esperienza che io possa aver fatto nella mia vita, quel “e se fossi stata io al suo posto?” che per un attimo ti fa dimenticare che noi abbiamo vinto alla lotteria del mondo e ci troviamo dalla parte “giusta” del pianeta, dove queste cose non succedono.

È per questo che hai pensato inizialmente di svilupparlo sotto forma digitale.

Sì, il libro è nato prima come una pubblicazione digitale interattiva: il poter esplorare l’elemento dell’interattività mi sembrava interessante in questo contesto.

Dopo qualche test con un prototipo di “libro gioco”, in cui la storia aveva uno sviluppo diverso in base alle scelte fatte dal lettore su tablet o smartphone, alla fine ho optato per una storia lineare, e “Il viaggio” (titolo italiano del libro) è diventato un libro “tradizionale”, stampato su carta.

Uno sviluppo non molto lontano da quello della disciplina architettonica.

Penso che in senso più generale la formazione Architettonica mi abbia dato un metodo. E questo – soprattutto nella parte preliminare al progetto, la parte di ricerca – di sicuro mi ha aiutato. La mia tesi della triennale in Architettura parlava di un parallelo tra la progettazione architettonica e quella della comunicazione visiva, in questo senso mi piace pensare che un progetto di libro non sia poi tanto lontano dal progetto di architettura.

Esposizione alla Society of Illustrators, medaglia d'Oro

Esposizione alla Society of Illustrators, medaglia d’Oro

Visto che il libro è rivolto ad un pubblico specifico, quello dei bambini, sarebbe stato un ottimo strumento anche per raccontare questo tema da un certo punto di vista, educandoli. Perché pensi che sia importante per i più piccoli conoscere le storie come questa?

E in che misura pensi che l’illustrazione, e soprattutto l’illustrazione di un certo tipo, più narrativa che prettamente illustrativa, sia d’aiuto in questo?

Onestamente, quando ho sentito alcune delle storie che ho raccolto, ho pensato che a chiunque farebbe bene sentire questi racconti, non solo i bambini. Penso che il tema dell’immigrazione sia diventato così importante che chiunque ormai ha una propria opinione sull’argomento. Quello che a pensarci bene trovo strano è che quasi nessuno quando parla di “immigrati” sa di chi sta parlando. O meglio, pochissimi hanno mai rivolto la parola a una persona che si è fatta mesi di viaggio perché non poteva più rimanere a casa sua. Quando ti confronti con queste storie è difficile continuare a pensare che chi è venuto a “invadere il tuo Paese” sia molto diverso da te. Credo che questo pensiero, che immagino possa essere ritenuto ingenuo o naive a sentirlo così, si sposasse bene con il racconto attraverso immagini. Se i giornali raccontano le storie buttando solo numeri e statistiche, io volevo entrare nel dettaglio personale con (mi scuso per il termine super retorico!) l’empatia. Credo che l’illustrazione possa essere uno strumento davvero importante sotto questo punto di vista, quello di distinguere il provar pietà dal provare empatia.

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