Il legame tra terra e mare è la chiave di lettura più immediata e forse banale per leggere un’isola. Ogni isola è unica, definita chiaramente; emersa ma anche immersa e insita in una rete fondante di rapporti, collegamenti, connessioni. L’isolano vive di questi rapporti, vive su questi. Analogamente avviene nell’arcipelago de La Maddalena, ma con un ulteriore livello di complessità.

Il mare non traccia linee nel suo scorrere, non è nella sua natura; non porta in esso il nomos della terra. Separa la terraferma vicina, qui, connettendo l’arcipelago con quella terra corsa vicina, che dall’isola di Razzoli è ancora più vicina nella sua simile frammentazione isolana; connette l’arcipelago con la Sardegna, con l’Italia. E con gli Stati Uniti, in modo molto più concreto e possibile di quanto immaginabile. In questo scenario si rivela una lettura che parla di una dimensione meno nota, meno evidente: quella quasi metropolitana, entro la quale il mare nostrum costituisce il tessuto connettivo. Come tale, è una storia che comprende mille altre elementi strutturanti, di rottura, di continuità. Amalgamati tra di loro, come in ogni storia.

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Screenshot dal cortometraggio “La Maddalena Chair” – A video installation by Ila Bêka & Louise Lemoine; 14th International Architecture Exhibition – Monditalia, 2014

La storia dell’arcipelago maddalenino è fatta di rapporti, intermittenze e rara continuità storica. Frammenti di tracce neolitiche di ripari e passaggi, attestazioni romane del passaggio e dell’importanza di un crocevia portuale, presenza medievale di una comunità di monaci si sono succeduta all’assenza di frequentazioni. Specialmente negli ultimi tre secoli, la continuità delle occupazioni è stagionale e sporadica: pastori corsi emigranti stagionali per la transumanza. Una rimarcabile considerazione della natura dei primi colonizzatori dell’epoca post-medievale: non si tratta pescatori, di chi fa del mare una destinazione, ma di coloro che fanno del mare un mezzo per proseguire la loro attività terrestre. Di seguito, dopo un uso come colonia penale, rapidamente, il controllo del potere di turno stabilì progressivamente costruzioni militari, modificazioni e appropriazioni, legate tra loro dalla presa di coscienza della strategicità territoriale e ai diversi equilibri del Mediterraneo. Parallelamente, con una crescente accumulazione di edifici civili di supporto, crescono anche gli abitanti stanziali. All’interno di queste due macro-dinamiche si inseriscono le due tematiche principali nell’Isola: quella civile e quella militare, più volte intrecciate. Nel comparto militare l’arcipelago assorbe un accumulazione continua di tecnologie belliche attive come armi e mezzi pesanti, navali e non, ma soprattutto di dispositivi di difesa passiva quali fortificazioni, bunker, caserme, centri di comunicazione, fari, camminamenti protetti.

I documenti tecnici della normativa urbanistica comunale vigente (1) riportano trentotto tra fortificazioni/ piazzeforti/baluardi dismessi(registrati come beni culturali immobili). In questa lista spiccano le emergenze nazionali riconvertite e restaurate, note recentemente anche nella scena architettonica contemporanea come il Memoriale Giuseppe Garibaldi nel sito nel Forte Arbuticci, riqualificato da Pietro Carlo Pellegrini in occasione dei 150 dell’unità italiana (2). Sempre nell’isola di Caprera assumono rilievo, in un ottica di riconversione futura il forte di Poggio Rasu, la Batteria di Messa del Cervo, il complesso di Punta Rossa. Sono presenti inoltre altri quindici beni culturali architettonici presenti nel catalogo comunale: case, una caserma, un convento. Complessivamente, circa il 50% di questi beni è inutilizzato e versa in stato di abbandono o di sottoutilizzo. Diviene quindi immediato pensare a una valenza oltre che storica anche paesaggistica di essi, in un angolo di territorio nel quale i termini ambiente/natura sono flebilmente separati tra di loro e reciprocamente messi in discussione. Il territorio comunale è completamente inglobato dal Parco Nazionale, separato da pochi km dalla terraferma Sardegna; il comune costiero di Palau si connette a questa tematica in modo diretto, mediante l’abbandonata fortezza ottocentesca di Capo d’Orso. Connessione visiva e storica, nata come strategica e militare e destinata a un futuro meno certo e strategico in un altro senso.

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Screenshot dal cortometraggio “La Maddalena Chair” – A video installation by Ila Bêka & Louise Lemoine; 14th International Architecture Exhibition – Monditalia, 2014

Sempre in riferimento invece all’occupazione militare “attiva” e/o dismessa recentemente è consultabile il catalogo della servitù militari nella Regione Sardegna (3). La Regione più militarizzata d’Italia assorbe il 65% delle servitù nazionali (4). Di oltre 35000 ettari di occupazione e di 180 servitù regionali, vengono riportati 32 siti nel Comune de La Maddalena, complessivamente estesi su 174 ettari ( 1747871 mq). Di questi beni militari e civili, depositi, forti e terreni, alcuni sono stati destinati al passaggio alla Regione già dal 2008: il processo di trasmissione agli enti locali ha preso differenti pieghe nelle quali, per la maggiore, prevale principalmente la polvere sia dei meandri burocratici sia negli interni degli edifici inutilizzati, che rimangono sospesi in un limbo. Una circoscritta parte delle 32 servitù costituiva il patrimonio dell’Arsenale trasformato nell’area del G8, il grande evento mancato – o per meglio dire, sfumato, il 23 aprile del 2009 in favore della scelta politicamente emotiva di dare occasione di riscatto alla scena aquilana (5). L’incompiuta fisica è anche l’incompiuta di quello che doveva essere il volano economico garante di una transizione da un sistema basato sull’assistenza al comparto militare nazionale e statunitense verso uno turistico, navale e cantieristico di alto profilo.

L’incompiuto è costituito da 155000 mq di trasformazioni architettoniche e bonifiche (sui quali sono stati sollevati numerosi dubbi, e non solo) che hanno lentamente lasciato il passo allo strapotere del meccanismo dell’emergenza della Protezione Civile, del “sistema gelatinoso” reso noto dalla cronaca e a strascichi legali terminati solo di recente. Le mirabili architetture di Stefano Boeri (Casa del Mare, Padiglione del Mare e l’Hotel) stabiliscono un equilibrio con il mare e con il territorio fatto di un alternanza di trasparenze e prospettive, ribadito dal riuso delle arcate in pietra delle strutture militari, vanificato tuttavia dalla situazione attuale: “il rigore militare degli antichi edifici dell’ Arsenale per sostenere la vacillante democrazia del tempo presente” è la sintesi sul tema del Pritzker Prize Rem Koolhaas in un testo pubblicato nella stampa nazionale (6), che chiaramente sposta l’attenzione in altre dinamiche. La realizzazione in condizioni di emergenza in soli dieci mesi sono state teatro di soli tre limitati eventi internazionali (dei dieci promessi dalla politica all’indomani dello spostamento del summit internazionale): l’ultima è stata una manifestazione velistica internazionale, la tappa italiana della Louis Vouitton Trophy. Sette giorni di vento e di utilizzo delle strutture, a cavallo tra maggio e giugno 2010 che letti retrospettivamente hanno costituito l’ultimo acuto prima del silenzio. Seguita infatti l’abbandono delle strutture, con la proprietà della gestione impossibilitata ad aprire i locali presi in affidamento pluridecennale a causa di anomalie nelle realizzazioni delle bonifiche effettuate da parte dello stesso ente pubblico promotore della trasformazione… Arredi di design fatti su misura (e rendicontati al centesimo di euro da alcune inchieste giornalistiche (7), soluzione architettoniche e progettuali internazionalmente ammirate e pubblicate nelle riviste di settore lasciate alla mercé del vento e al deperimento fisico lento e inesorabile. La parola fine sembra esser stata espressa dall’arbitrariato recentemente, con 40 milioni di euro pubblici di risarcimento verso l’ente privato danneggiato (8)

Escluso questa spesa, il costo dell’operazione G8 è stato dichiarato di 327 milioni di euro pubblici (9). Tuttavia è stato stimato più volte al rialzo dai 420 ai 620 milioni di euro (10).

Il potenziale motore economico e sociale della riqualificazione, delle speranze di un territorio e una comunità è fermo al palo. Oltre a quanto detto, il comparto civile però presenta altre speranze, altri casi di rilievo per le quale vale la pena cercare una riconversione che però batta una strada differente da quella battuta finora. Ci si potrebbe interrogare su un uso integrato e più sostenibile del patrimonio architettonico civile di qualità abbandonato o sottoutilizzato, rappresentato dalla Villa Weber e dalle sue vicende storiche. Ci si potrebbe fortemente interrogare sul comparto turistico, che deve cercare altre vie per uscire dallo stallo di situazioni passate, anche recenti: il caso del Club Mediterranee dell’isola di Caprera. Il complesso del turismo di lusso non ha rinnovato la concessione pluridecennale stipulata con la Regione (11) nel 1954 a causa dell’insostenibilità della situazione economica attuale e del fallito tentativo di rinnovamento ed espansione proposto, anche in questo caso, di alto profilo: disperso tra carte bollate e complessivo scetticismo dell’ente pubblico regionale, che ha ripreso le aree accorpandole al demanio.

Le potenzialità non mancano. L’abbandono, al di là delle tristemente note (e oramai ordinarie) dinamiche politiche all’italiana, nella sua convivenza con straordinari caratteri territoriali e ambientali, nella sua silenziosità e passività, deve andare oltre e ripartire da più sostenibili basi. Anche economicamente. Che non si possono limitare a una apparente presa di coscienza di cambiamento, che non siano solo una dieta vegetariana all’insegna del green, ma che siano nuova dinamica nella quale locale e globale, conservazione e sviluppo, turismo e sostenibilità (anche economica) possano convivere e rimandarsi a vicenda.

  1. http://www.comune.lamaddalena.ot.it/site/home/amministrazione-trasparente/documento9019178.html
  2. http://www.domusweb.it/it/architettura/2012/10/24/il-memoriale-giuseppe-garibaldi.html
  3. http://www.regione.sardegna.it/tematiche/ambiente_territorio/servitumilitari/cosasono.html
  4. http://www.regione.sardegna.it/j/v/13?s=257166&v=2&c=392&t=1
  5. http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/g8-vertice/g8-aquila/g8-aquila.html
  6. http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/07/Quando_politica_tradisce_gusto_co_9_091007057.shtml
  7. http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/11/06/news/g8-della-maddalena-il-conto-infinito-degli-sprechi-1.186746#gallery-slider=1-186809
  8. http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/102010_Lo_Stato_deve_pagare_36_milioni_a_Mita.pdf
  9. http://www.g8italia2009.it/G8/Home/LaSedeDelVertice/LaSedeOriginaria/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_InterventiCosti.htm
  10. http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/09/24/news/lo_scandalo_del_g8_alla_maddalena-67157718/ http://tg24.sky.it/tg24/economia/2014/10/11/speciale_le_mani_sul_paese_anticipazione_la_maddalena.html
  11. http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/01/08/news/dopo-60-anni-il-club-med-lascia-caprera-1.8430839 http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/01/07/news/il-club-med-va-via-da-caprera-oggi-la-regione-si-riprende-il-sito-1.8427192