Ingegnere, politico, filantropo: Riccardo Simonetti è un raffinato protagonista della cultura borghese cagliaritana fra Otto e Novecento. Al progettista è dedicata una mostra organizzata dall’Associazione Giorgio Asproni e curata dall’Arch. Marco Cadinu e dall’Ing. Marcello Schirru del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari e dalle dott.sse Marina Valdès e Maria Rosaria Lai della Soprintendenza Archivistica per la Sardegna. L’evento sarà ospitato nella tenuta Balletto, presso la località sa Illetta, nei giorni 9 e 10 maggio, in concomitanza con la manifestazione “Cagliari. Monumenti Aperti”. La sera del 9 maggio si terrà una conferenza scientifica dedicata al personaggio, con la partecipazione degli storici dell’architettura Marco Cadinu, Marcello Schirru e Franco Masala e della soprintendente dott.ssa Monica Grossi.

Nato a Cagliari, nel 1873, da Domenico, commerciante, e da Felicina Coghe, Riccardo Simonetti intraprende i primi anni universitari nel capoluogo. La rinomata Scuola di Applicazione per Ingegneri e Architetti, di Torino, completa la formazione del giovane intellettuale (1895-1898), attraverso i contenuti sostanziali del progetto e i recenti sviluppi delle tecniche costruttive. Ultimati gli studi accademici, Simonetti cede al fascino delle Ferrovie, i cui fumanti cantieri ospitano prestigiosi esponenti del mondo produttivo e culturale europeo. Con tutta probabilità, è la Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo ad accogliere il giovane progettista nei cantieri torinesi della Rete Mediterranea per il primo apprendistato. Pochi anni sono sufficienti per assistere al rientro di Simonetti in Sardegna: nel 1901, per cinque anni, il Comune di Cagliari impiega il progettista nella fabbrica del nuovo Municipio, disegnato da Annibale Ribotti e Crescentino Caselli, lungo il nascente parterre della via Roma. L’opera catalizza gli sforzi delle autorità cittadine impegnate nell’intenso programma di rinnovo architettonico e signorile del capoluogo, intrapreso da almeno tre decenni. E’, forse, la prestigiosa fabbrica cagliaritana a consolidare in Simonetti l’inclinazione all’eclettismo; una sapiente commistione di revivalismi, aperture alle avanguardie liberty e decò ed applicazioni delle più avanzate tecniche costruttive caratterizzerà le opere più interessanti del progettista.

Fra le sontuose mura del Municipio, Riccardo Simonetti trascorre i primi anni di attività in Sardegna, maturando ambizioni professionali ed amicizie politiche, concretizzatesi nelle consultazioni cittadine del 1911: candidato nella lista cristiano-moderata, il progettista risulterà il secondo consigliere per numero di voti. Nel 1904, sposa Laura Mathieu, figlia di Felice, esponente della sinistra liberale, consigliere comunale e sostenitore del sindaco Ottone Bacaredda nei suoi vari mandati. I coniugi avranno una figlia, Maria Dolores: prima donna sarda a conseguire la laurea in Ingegneria.

L’esperienza politica di Riccardo Simonetti è breve: gli impegni professionali si susseguono incessantemente, segni di una carriera lunga e ricca di avvenimenti, appena rallentata dal tragico interludio della Grande Guerra (1915-1918). In contemporanea, fioccano i ruoli sociali, le cattedre, gli encomi.

Il completamento della Basilica di Nostra Signora di Bonaria (1910-1934), fabbrica interrotta da oltre un secolo, è, forse, l’opera più prestigiosa diretta da Simonetti, alla quale il progettista dedicherà cinque lustri della sua esperienza professionale. Il cantiere ecclesiastico offre l’opportunità di sperimentare il brevetto Hennebique, uno dei primi sistemi applicativi del conglomerato cementizio armato, le cui potenzialità, non pienamente acquisite dai progettisti italiani, favoriscono la collaborazione con Giovanni Antonio Porcheddu, ittirese, con sede a Torino, tra i massimi esperti delle nuove tecniche costruttive. Forse in virtù di questa esperienza professionale, Simonetti può dedicarsi con intensa dedizione al campo del restauro architettonico: la firma del progettista accompagna gli interventi nelle chiese di santa Eulalia (1919), santa Lucia (1919) e dei santi Giorgio e Caterina in via Manno (1922) a Cagliari o nelle parrocchiali di san Michele Arcangelo ad Aritzo (1915) e di santa Chiara a San Gavino (1909).

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Palazzo Simonetti Balletto. Foto di Stefano Ferrando

La committenza privata individua in Simonetti uno dei consulenti privilegiati, per quanto concerne il disegno di residenze signorili e popolari o di industrie produttive. Tra le opere principali, ricordiamo il palazzo Balletto (dal 1921), elegante dimora borghese lungo il viale Trieste, e l’ampliamento del palazzo Valdès (1926), nel viale Regina Elena. Il facoltoso possidente terriero Enrico Saggiante affida al progettista il disegno di un borgo operaio (1910), irrealizzato, nell’area dove oggi sorge fra il Mercato di san Benedetto. Il linguaggio eclettico di Simonetti impreziosisce numerose architetture istituzionali del capoluogo, del suo hinterland e di altri centri della Sardegna: tra le numerose ricordiamo la Società degli Operai (1912), la Camera di Commercio (direzione lavori) e la Banca Commerciale Italiana (1926) di Cagliari o il Municipio, le Scuole Elementari e il Campo Santo di Pirri (1911).

Con meticolosa precisione, il progettista ha annotato tutti gli incarichi svolti in cinquant’anni di carriera: il taccuino personale, custodito dalla famiglia Mathieu, rappresenta il documento fondamentale per comprendere il valore dell’opera di Simonetti e il suo profilo umano e professionale. Riccardo Simonetti muore a Cagliari nel 1954 e riposa nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria.

I curatori

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