In un’intervista che ha avuto recentemente grande diffusione, Vinton Cert – vicepresidente di Google – metteva tutti in guardia circa il rischio di una “amnesia digitale” provocata dalla possibilità di non essere più in grado, in un futuro prossimo, di leggere i formati con cui archiviamo oggi i nostri documenti digitali, dai testi alle immagini. Vinton Cert invitava soprattutto a stampare le nostre fotografie, per garantir loro un futuro più certo e renderle disponibili come documento per i posteri. All’importanza della fotografia come documento questa rubrica ha dedicato nei mesi scorsi alcuni articoli, parlando dell’arcihvio fotografico dell’ETFAS e di quello, più recente ma non ancora visibile, dell’ISRE; questo articolo torna sull’argomento puntando l’attenzione sull’archivio fotografico dell’architetto Vico Mossa (1914-2003), reso pubblico grazie alla donazione dei familiari dopo la sua scomparsa al centro culturale “Archivi d’architettura Vico Mossa” di Serramanna, suo paese natale.

Per avere un racconto approfondito e di prima mano legato alle vicende dell’archivio ho contattato il fotografo e giornalista Enrico Pinna che si è occupato della catalogazione e digitalizzazione delle oltre 1.000 stampe che compongono l’archivio stesso. Con grande cortesia e precisione, Pinna nel suo racconto unisce gli aspetti più tecnici legati al recupero di questo consistente corpus di immagini agli aspetti biografici di Vico Mossa, ricostruendo una vicenda che unisce epoche apparentemente distanti.

Mettere mano e lavorare su un archivio fotografico inevitabilmente porta a confrontarsi con la biografia dell’autore delle immagini, in un continuo muoversi tra le motivazioni personali che stanno dietro alle fotografie e l’uso che di esse se ne fa. Dai racconti di Enrico Pinna emerge la figura di  un Vico Mossa estremamente poliedrico: nei suoi anni sassaresi, l’architetto originario di Serramanna entra in contatto con l’ambiente artistico della città, frequentando tra gli altri il pittore Stanis Dessy; al tempo stesso tesse fitti rapporti con esponenti nazionali del contesto culturale dell’epoca, tenendo ad esempio una corrispondenza con il prof. Agostino Pane che, come lui, approfondisce gli studi sull’architettura domestica nella propria regione. Parallelamente alla sua attività di progettista porta avanti l’insegnamento nell’Isitituto d’arte di Sassari, oltre all’attività editoriale e di studio che si concretizzò con la pubblicazione dei due volumi “Architettura Domestica in Sardegna” e “Architettura Religiosa in Sardegna”, rispettivamente nel 1957 e nel 1953.

Vico Mossa, Siliqua-San-Sebastiano martire

Vico Mossa, Siliqua-San-Sebastiano martire

L’interesse della ricerca di Vico Mossa si concentra soprattutto sul patrimonio abitatitivo della Sardegna, un patrimonio non monumentale ma diffuso e spontaneo, rilevante in quanto specchio di un preciso modello di società. Come ha sottolineato Pinna durante il nostro incontro, l’impressione è che attraverso il suo interesse per l’architettura, Vico Mossa volesse parlare più in generale dei sardi, impressione che diventa certezza se pensiamo ai temi affrontati dal romanzo “I Cabilli”, pubblicato nel 1965 e che conferma, attraverso la narrazione estremamente personale della sua infanzia a Serramanna, come l’interesse per l’antropologia e la storia della sua gente sia una costante che ha attraversato gran parte della sua ricerca.

Vico Mossa, Orosei

Vico Mossa, Orosei

Questi temi sono anche il centro delle sue fotografie, realizzate principalmente nel periodo tra il 1948 e il 1965, nella fase quindi dal secondo Dopoguerra sino all’inizio del boom economico. Le fotografie coprono interamente il territorio regionale, senza avere la pretesa di una mappatura completa ma lavorando per tipologie. L’architetto di Serramanna portava avanti la sua indagine fotografica nel tempo che rimaneva libero dagli impegni professionali, spesso durante le gite del fine settimana con la famiglia: per questo motivo in molte fotografie la luce e l’ora non sono quelle ottimali per realizzare delle immagini formalmente impeccabili, ma rimane comunque intatta la cura dello sguardo da cui emerge l’attenzione di un progettista al senso dello spazio, dell’architettura e del suo contesto, a conferma dell’intenzionalità che sta dietro ad ogni scatto. Le sue fotografie illustrano, assieme ai disegni, i libri dedicati all’architettura della Sardegna menzionati in precedenza, utilizzando delle vedute “allargate” che restituiscono una lettura del contesto del singolo manufatto, consentendo di comprendere il funzionamento di quel sistema sociale tipico del bixinau.

Vico_Mossa_258_Tonnara Stintino

Vico Mossa, Tonnara Stintino

Le fotografie che Enrico Pinna ha avuto la fortuna di studiare, catalogare e digitalizzare vennero prodotte durante l’arco di quasi vent’anni e oggi settanta tra quelle fanno parte della mostra visitabile al Municipio di Serramanna. Il lavoro di scansione e di restauro è durato tre anni, lavorando soprattutto sulle stampe originali dell’epoca in quanto i negativi (dei piccoli mezzo formato 24×24) erano seriamente compromessi dall’età, da graffi e da muffe. Pinna ha avuto cura di lasciare inalterato l’ordine con cui le stampe gli erano state consegnate mentre lo studio dei negativi, conservati in spezzoni, è stato di grande aiuto per il riconoscimento dei luoghi, facilitato della sequenza dei fotogrammi che ha consentito di ricostruire gli itinerari seguiti da Mossa, partendo da luoghi facilmente individuabili. Aspetto questo di non secondaria importanza se si pensa che gran parte dei “soggetti” ha subito modifiche talmente pensanti, se non addirittura demolizioni, tali da renderli oggi totalmente irriconoscibili. Nell’archivio sono conservati anche i provini a contatto che portano sulla loro superficie i classici segni con la matita rossa che indicavano le immagini selezionate e gli eventuali “tagli” da far realizzare in fase di stampa.

Vico Mossa, ombreggio casa da identificare

Vico Mossa, ombreggio casa da identificare

Il lavoro di Enrico Pinna si è affiancato a quello dell’architetto Alceo Vado e del Comitato Scientifico che ha curato l’intero progetto, oltre a quello dell’archivista Alessandra Mocci e della dott.ssa Campanella della Sovrintendenza Archivistica. Come già accennato in precedenza, l’intero archivio – che comprende oltre alle fotografie anche progetti, disegni, relazioni, appunti e altri meteriali raccolti da Vico Mossa –  è conservato a Serramanna presso la Biblioteca Comunale ed è il risultato del protocollo d’intesa siglato nel 2010 tra il Comune di Serramanna, gli eredi di Vico Mossa, la Facoltà di Architettura di Cagliari, l’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda e l’Associazione Storia delle Città.

E’ indubbio il valore di un’operazione culturale di questo tipo, volta a tenere vivo l’interesse per la storia e la specificità dei nostri territori: rendere fruibili documenti di tale importanza è una sicura leva per la salvaguardia dell’identità regionale.

Stefano Ferrando