Hong Kong, porta d’oriente varcata ieri da commercianti e avventurieri come oggi da finanzieri, imprenditori e professionisti desiderosi di far parte del nuovo “miracolo cinese”, è caratterizzata da un fervore e da un dinamismo che ne fa un luogo in continuo divenire, dove la parola d’ordine è muoversi. E’ questo il contesto in cui si inserisce il nuovo progetto di waterfront cittadino, che regala alla città luoghi di sosta e contemplazione, e con questi un valore ormai dimenticato: quello della lentezza.

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Attraversare le vie di Hong Kong Island, nucleo storico della città e oggi luogo di uno degli skyline più moderni al mondo, è indubbiamente un’esperienza intensa e appagante.

La sua struttura urbana di Hong Kong sembra riflettere il dinamismo della sua gente; questa è una città da percorrere, da attraversare, dove le piazze non sono altro che episodi di discontinuità rispetto alla maglia urbana, usate per valorizzare ed enfatizzare le attività commerciali adiacenti.
A Central, cuore della Hong Kong finanziaria, il dinamismo urbano si esplicita nella circolazione pedonale, che avviene su passerelle sopraelevate rispetto al livello stradale, passando senza soluzione di continuità tra le lobby di un edificio e l’altro, in un susseguirsi di interno e esterno, di vie commerciali, stazioni, hotel, in una città che sembra avere sopperito alla mancanza di territorio con la creazione di una serie sorprendente di passaggi che si sviluppano lungo 3 dimensioni

In questo contesto, il progetto del nuovo waterfront che corre lungo le coste di Hong Kong Island, da Central al quartiere di Wan Chai, assume un importante sociale prima che paesaggistico.

Source/ Fonte: Urban Design Study for the New Central Harbourfront, Planning Department, HKSAR

Source/ Fonte: Urban Design Study for the New Central Harbourfront, Planning Department, HKSAR

Il progetto del “New Harbourfront”, commissionato dal Governo Autonomo di Hong Kong e realizzato da Aecom, ha come obiettivo principale quello di connettere (o ri-connettere) la maglia urbana con il mare. Non quindi un semplice waterfront, ma un progetto di riqualificazione urbana che interviene sino alla struttura profonda della città.
L’intervento è suddiviso in 4 aree, di cui due fronte mare: la zona dei “Pier”, dove ormeggiano i ferry boat diretti alla terraferma e la “waterfront promenade”, che regala alla città un’ eccezionale sequenza di spazi verdi là dove la densità urbana è una delle più alte al mondo. A queste si aggiungono i due assi che connettono trasversalmente il centro città al fronte mare: lo “statue square corridor”, che interessa la zona degli edifici coloniali, e il “civic corridor”.
La sequenza di nuovi spazi urbani offerta dai corridoi, la connessione con il sistema di passerelle pedonali di Central e soprattutto l’integrazione con il sistema di trasporto pubblico fa sì che il fronte mare diventi parte integrante della città. (…)

Prato con sfondo IFC tower: waterfront promenade, sullo sfondo Central

Prato con sfondo IFC tower: waterfront promenade, sullo sfondo Central

Dal punto di vista sociale, il lungomare di Hong Kong rappresenta un’importante novità che va a incidere sulle abitudini e soprattutto sulla qualità della vita dei cittadini. A oggi, i cosiddetti “expat”, gli immigrati residenti a Hong Kong, prima fra tutti la comunità filippina, sono i primi a beneficiare dei nuovi spazi.
Durante i fine settimana infatti, i grandi prati del parterre sono occupati da migliaia di persone che rendono questo un luogo vivo e fanno di questa sorta di esperimento sociale una scommessa vinta da parte di chi ha voluto proporre un cambiamento di tendenza rispetto alle abitudini locali così fortemente radicate.

Zoom su waterfront ultimato: waterfront promenade ripresa dal mare

Oltre agli aspetti sociali, anche quelli urbani non sono certo da trascurare: grazie al nuovo progetto che si sta velocemente completando, la fascia verde prospiciente il mare riesce a regalare prospettive inconsuete dello skyline urbano, facendone una quinta eccezionale e valorizzando la qualità delle architetture che lo compongono.
La cosiddetta “città che non dorme mai” avrà da oggi un’opzione: quella di fermarsi di tanto in tanto a contemplare le proprie bellezze.

Antonello Naseddu

*Estratto di un articolo che verrà pubblicato sul primo numero del 2015 della rivista “Architettura del Paesaggio”

 

Abstract

Hong Kong, the so-named “city that never sleeps”, has from now new urban green spaces, required from The Hog Kong Government and designed by Aedas. The project is more then a simple waterfont: in fact, that involves not just the coast, but also two corridors, that connect the deep urban structure with the sea. The sequence of green spaces represents a very important emprovement above all for Hong Kong’s inhabitants, who have from now new spaces where have some rest.