L’EASA, European Architecture Students Assembly, è un evento itinerante dedicato all’architettura che si svolge ogni estate in un diverso paese europeo. L’evento ospita per circa tre settimane una selezione di più di 500 studenti e architetti provenienti da diverse nazioni europee impegnati nella realizzazione di un programma denso di attività, tra workshop, lectures, escursioni e iniziative collaterali. Fondato nel 1981, con la prima edizione ospitata a Liverpool, l’EASA è cresciuto durante gli anni fino a richiamare per l’edizione del 2015 partecipanti provenienti da 55 nazioni diverse, aprendosi fino al profondo est Europa dell’Azerbaijan e accogliendo le delegazioni delle organizzazioni di studenti provenienti dall’India e dal Sud America, NASA e CLEA.

Il carattere non-profit e non politico dell’evento, che afferma la sua indipendenza da scuole di architettura ed altre organizzazioni, ha permesso lo svolgimento degli incontri in territori segnati dalla storia d’Europa, come nel 1988 nella parte est del muro di Berlino o nel 2008 nel lembo di “terra di nessuno” che divide Cipro, con la scelta per ogni anno di una tema architettonico diverso che viene indagato attraverso lo svolgimento dei workshop.

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Banner ufficiale dell’evento

L’edizione di quest’anno, svolta a Malta, La Valletta, con il tema Links ha analizzato su diverse scale il sistema di collegamenti e relazioni che si stabiliscono tra la città e il mare, tra l’architettura e le persone che abitano la città, tra i paesi europei e il Nordafrica, grazie alla posizione strategica dell’isola che è diventata crocevia di migranti che attraversano il mar Mediterraneo.

I 35 workshop svolti durante l’evento si possono raggruppare nelle seguenti aree.

  • Design e Costruzione: produzione di oggetti di design e padiglioni, coinvolgendo le maestranze locali e con l’uso di materiali e linguaggi tipici della città marittima.
  • Design tecnologico: produzione di elaborati e manufatti attraverso l’uso di tecnologie digitali ed il coinvolgimento del FabLab locale.
  • Workshop comunitari: documentazione e registro dello svolgimento delle attività, con la produzione di video, giornale cartaceo, trasmissioni radio.
  • Dibattito teorico: organizzazione di incontri, performance e discussioni sulle tematiche sociali che girano attorno alla città.

A differenza dei vari workshop e summer school che sono nate in seguito, l’EASA non produce progetti su carta. L’evento è organizzato dagli studenti per gli studenti ed è una occasione importante per vedere fisicamente realizzati i progetti dei partecipanti, risultato possibile grazie al grande numero di iscritti che in parte autofinanziano l’evento. A partire dalla definizione del luogo e del tema per una specifica edizione, il team del paese ospitante lavora per due anni a contatto con l’amministrazione per sviluppare l’argomento e cercare sponsor, mentre i tutor dei workshop che vengono svolti durante l’evento sono vincolati a portare a termine padiglioni, interventi e oggetti di design che sono progettati specificamente per il sito in cui vengono realizzati.

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Workshop Rope Pavilion: completamento della trama di corde (foto di Nicola Romagnoli)

Esiste un filo conduttore che collega le ultime due edizioni dell’EASA: l’edizione del 2014 si è svolta a Veliko Tarnôvo, città candidata per la Bulgaria a Capitale Europea della Cultura 2019, così come lo sarà La Valletta nel 2018. L’evento in questi casi ha trovato localizzazione adatta in due città che stanno affrontando un processo di valorizzazione del proprio patrimonio culturale, includendo lo spazio fisico della città nelle riflessioni che hanno portato ad azioni mirate di rigenerazione urbana e sviluppo del territorio.

L’EASA svoltosi a La Valletta, non è quindi da intendesi come un evento isolato, ma al contrario come parte di un lungo processo che sta avvenendo nella città storica e ha portato la riapertura alla fruizione del pubblico del sistema di bastioni cinquecenteschi dove per l’occasione si sono svolti i workshop. Il coinvolgimento degli abitanti si è reso possibile grazie anche alla curiosità generata per la grande quantità di partecipanti che costituisce una massa critica considerevole. Sono state previste giornate aperte al pubblico e presentazioni ai cittadini che hanno conosciuto e si sono progressivamente appropriati delle realizzazioni dell’evento.

Così come raccontato durante una delle lectures da Antonio Belvedere, socio partner dello studio Renzo Piano Building Workshop, i cittadini maltesi hanno assistito ad un lungo processo di rigenerazione della freedom square dove recentemente è stato inaugurato il nuovo Parlamento.

A La Valletta, città patrimonio dell’UNESCO, tipica per i coloratissimi bow-windows che si affacciano nella città costruita in pietra maltese (che ricorda per il suo uso a la variazione di colori la pietra cantone cagliaritana), è stato possibile realizzare un nuovo accesso alla città storica, eliminando le sopraffazioni che si erano accumulate a partire dal dopoguerra su diverse altimetrie e avevano portato la piazza a diventare un enorme parcheggio. Il progetto è riuscito senza falsi mimetismi a restituire alla città un accesso monumentale a misura d’uomo, ripensando la viabilità interna ed esterna con la pedonalizzazione dell’area, stabilendo un dialogo tra rovine, città storica e progetto contemporaneo attraverso l’uso della pietra locale come comune denominatore.

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Foto di gruppo dei partecipanti (foto di Alexandra Kononchenko)

Il risultato migliore raggiunto con l’EASA è stata la creazione della rete di collegamenti tra i partecipanti. I Links del tema di quest’anno sono nati con la sinergia del lavoro di gruppo e del vivere come una comunità che ha stabilito una piattaforma comune a diversi paesi e culture. Il prossimo appuntamento si terrà in Lituania, nella colonia artistica di Nida, dove con il tema Not Yet Decided si cercherà di indagare il tema del non finito, che non include solo il degrado delle periferie e delle opere non portate a termine, diventata caratteristica architettonica tra l’altro delle regioni del sud Italia, ma è anche il potenziale in termini di adattabilità e flessibilità del manufatto architettonico incompiuto nel suo ciclo di vita.

Marco Noli, associazione Cultarch