Verso la partecipazione: Accountability e open data

“ La partecipazione richiede un sistema di informazione, un osservatorio e degli indicatori che riflettano periodicamente la situazione di quelle variabili che riteniamo chiave per stabilire la nostra evoluzione e che siano accessibili e comprensibili ai cittadini.” (Agustín Hernández Aja, 2002)

Così nel 2002 Hernández Aja, docente di Urbanistica dell’Università politecnica di Madrid, descrive i presupposti indispensabili per la partecipazione cittadina. Una decade più tardi acquistano popolarità modelli di comunicazione e dinamiche di gestione che ci avvicinano a questi presupposti. Tra questi vorrei far emergere l’accountability e il movimento Open Data.

Accountability è un termine anglosassone che potremmo tradurre con “ responsabilità” o “obbligo di render conto”. Accostandoci al concetto di accountability possiamo creare un ecosistema di comunicazione e trasparenza che permetterebbe al cittadino di esigere responsabilità dall’amministrazione. Il che ci aiuta a compiere l’obiettivo di decentralizzare il controllo necessario per una vera democrazia.

Open Parlamento è un esempio stupendo di come lavorare per migliorare e ottenere accountability. Si tratta di uno strumento Web che permette monitorare in maniera distribuita il lavoro dei deputati del parlamento italiano.

La pagina web offre molte informazioni sui progetti di legge ed in generale su tutta l’attività del Parlamento Italiano. La cosa più interessante è il suo sistema di tracciamento distribuito che permette di controllare l’attività politica di ogni deputato. Ogni cittadino può “adottare” un deputato, pubblicare tutte le sue dichiarazioni e confrontarle con la sua attività parlamentare.

Immaginiamo questo stesso sistema applicato su scala locale, dove i cittadini hanno maggiore capacità di organizzazione e di esercitare pressione. Il controllo al quale sottostarebbero tutti gli amministratori locali sarebbe così intenso che questi si sentirebbero quasi obbligati a mettere in marcia un processo di trasformazione della struttura amministrativa verso un modello più aperto e partecipativo.

Il movimento Open Data si pone come una delle maggiori spinte ad ottenere trasparenza sulla gestione pubblica.

Open Data consiste nel porre a disposizione della società i dati dell‘amministrazione pubblica, oltre i dati relazionati con progetti finanziati con denaro pubblico, o gestiti da istituzioni pubbliche.

L’obiettivo è approfittare di questi dati che le organizzazioni pubbliche non sanno o non sono capaci di analizzare. Liberarli in modo che qualunque persona o organizzazione possa usarli per costruire nuove formule di consultazione e visualizzazione, semplificare , diversificare oltre che arricchire le iniziali informazioni.

In Spagna, tra gli esempi di questa nuova tendenza spicca il progetto di Open Data Euskadi, parte integrante dell’iniziativa di Open Government del Governo Basco: un portale di esposizione dei dati pubblici in formato riutilizzabile, sotto licenza aperta. A scala urbana, emergono i progetti attivati da due città spagnole: Zaragoza e Cordoba, che cominciano a compiere i primi passi nel mondo di Open Data.

Sono convinto che la pressione cittadina obbligherà in breve tempo tutte le grandi città ad unirsi a questo processo di apertura e trasparenza.

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image di Francesco Cingolani | immaginoteca.pro | REAL-TIME CITY | a proposal for Smart Turin by HDA | Hugh Dutton Associés.

Open Source e Intelligenza Collettiva

Come abbiamo detto, invertendo la supremazia della centralizzazione sulle azioni individuali, i cittadini prendono coscienza del proprio potere ed incominciano ad organizzarsi in rete.

Disponiamo della tecnologia, della conoscenza e delle dinamiche necessarie per porre in marcia processi di gestione urbana più aperti. I cittadini hanno cominciato a muoversi; le amministrazioni potrebbero approfittare di questi processi autonomi ed indipendenti per la gestione di situazioni molto complesse, ma continua a mancare una chiara volontà politica.

Probabilmente gli amministratori sono riusciti a ritardare il passaggio verso un nuovo modello di gestione partecipata grazie all’appoggio indiretto e anche diretto di quello che viene chiamato “quarto potere”: la stampa. Il sistema di informazione attuale offre ancora ad amministratori e potenti ampie possibilità per manipolare e controllare certi processi.

L’emergere di un modello di informazione molto più distribuito, incomincia ad offrire a qualunque cittadino la possibilità di produrre informazione locale rilevante. Nasce così un ecosistema di comunicazione basato nei Social Media.

Questo nuovo ecosistema di informazioni puo ridurre l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa e quindi obbligare gli amministratori a rendere conto delle loro decisioni. Gli ammministratori si vedranno obbligati a relazionarsi con questo nuovo tipo di comunicazione, più orizzontale e distribuita: una opportunità per generare una forma di controllo sociale che migliori la trasparenza ed obblighi gli amministratori locali a tener in considerazione l’opinione pubblica.

Un esempio chiarissimo di quanto stiamo dicendo, sono le ultime mobilitazioni che stanno contraddistinguendo la Spagna. Dopo la manifestazione del 15 maggio scorso, un evento autorizzato e organizzato per diverse settimane e che ha riunito decine di migliaia di persone, si stanno realizzando una serie di “ accampamenti ” permanenti nelle piazze urbane, organizzati in pochissime ore, grazie unicamente allo scambio di informazione attraverso social network come Twitter e Facebook. Il controllo di questi movimenti è semplicemente impossibile.

C’è stato un primo passo verso un modello in cui i governanti e gli amministratori devono capire che non potranno continuare ad ignorare i cittadini e difendere esclusivamente gli interessi dei più potenti.

Ci troviamo di fronte a un nuovo processo di costruzione del bene pubblico e del comune, insieme allo sviluppo di un nuovo modello si spazio pubblico che abbiamo chiamato spazio senziente. I media tradizionali non riescono a trasmettere che cosa sta succedendo realmente nel quotidiano e di cosa stiamo discutendo o cosa stiamo organizzando noi cittadini. Al contrario, grazie ai Social Network tutti noi possiamo informarci e scambiare informazioni in tempo reale con le persone che in questo momento si sono accampate nelle piazze delle principali piazze spagnole.

Possiamo verificare come l’azione fisica sia assolutamente imprescindibile e come la sfera digitale sia capace di offrire un’intorno di comunicazione e di organizzazione di tipo “aumentato”, vale a dire che va oltre le possibilità di organizzazione di qualsiasi azione prevalentemente fisica: tutto diventa decentralizzato e allo stesso tempo connesso e sincronizzato.

Questi processi sembrano inevitabili e possono diventare, in tempi relativamente brevi, normali processi di gestione locale. A quel punto potremmo cominciare a parlare di una veritiera Città Open Source, e quindi di una città aperta alla partecipazione pubblica.

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flickr image by Julio Albarrán

Testo di Domenico Di Siena | @urbanohumano

Domenico Di Siena è Ricercatore, Consulente e Speaker. Lavora sul presente ed il futuro delle città, analizzando e proponendo nuove strategie di Innovazione Urbana con l’obiettivo di sfruttare le nuove tecnologie per ottenere città più vivibili ed umane.

Puoi seguire le ricerche di Domenico leggendo il suo blog personale (http://urbanohumano.orgdove scrive su temi quali : Innovación Urbana, Social Design, Network Thinking, Cultura Colaborativa, Urbanismo P2P y Shareable City.

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