18 novembre 2013: un’alluvione a causa del ciclone “Cleopatra” stravolge la quotidianità della Sardegna, 16 le vittime in 2 giorni. La diciassettesima arriva dopo un mese.

Uras – 21 novembre 2013. La memoria storica, il ricordo collettivo, la speranza di essere utili porta me e il mio caro amico Roberto Mulas (giornalista freelance) a vedere da vicino l’accaduto muovendoci in uno dei comuni più colpiti e devastati dalla forza dell’acqua. Documentare l’accaduto attraverso immagini, fotografie e interviste era quello che in quel momento poteva essere più affine alle nostre possibilità. Volevamo immortalare questi istanti, certi che un giorno saremmo stati capaci di raccontare con immagini e parole quello che stavano e stavamo vivendo.

Più di cento scatti definitivi, una ventina le persone intervistate e il silenzio che ci avvolge sulla strada di ritorno verso Cagliari. La fotocamera e il taccuino, ad Uras, si sono tramutati in puri espedienti che ci hanno permesso di entrare nelle case e nelle vite delle persone stravolte da quella tragedia, di cui volevamo portare testimonianza. Una testimonianza che spesso veniva richiesta, uno stare ad ascoltare che spesso era necessario per molti.

Questo è stato il nostro spirito: entrare dentro la situazione, sporcarci col quel fango per sapere cosa si è provato. Scattare foto al cuore delle case, agli animi distrutti delle persone e al sentimento cupo e incredulo di una comunità. Quando ormai è buio per fotografare, andando via, rimangono i pensieri lungo il viaggio di ritorno, la notte insonne, e il dovere di mostrare a chiunque non avesse vissuto così da vicino quella tragedia la nostra esperienza.

<<Mamma, ma stiamo per morire?>>, sarà la frase urlata da Sofia poco prima dell’alluvione che rappresenterà la selezione di 10 foto proposte e finaliste al Concorso “Sardegna Reportage” indetto dal MAN di Nuoro.

Le 4 foto finaliste saranno esposte al Museo MAN di Nuoro fino al 18 Maggio, in concomitanza con la retrospettiva di Robert Capa.

Foto ©Alessandra_Cecchetto

Bio
Alessandra Cecchetto, 26 anni, originaria di Arbus (VS) studia Biologia Sperimentale con indirizzo Biosanitario e nel 2010 acquista la prima reflex avvicinandosi al mondo della fotografia da autodidatta.

La sua ricerca spazia in diversi campi, dal reportage alla ritrattistica, sempre distante dall’idea di fare semplicemente fotografia, ma piuttosto usando la Fotografia come espediente per la condivisione e l’arricchimento interiore, avvicinandosi sempre ad ogni oggetto, persona o situazione con l’esigenza umana di compenetrazione e condivisione profonda.

La sempre presente spinta all’avvicinarsi alle situazioni in cui il respiro è il sintomo più evidente, la distanza dall’essere semplice osservatrice dei contesti sociali che si intrecciano nel nostro tempo e nella nostra isola, fanno rinasce dopo anni l’esigenza  di fare Reportage.

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