PARTE II

(Segue dalla prima parte dell’intervista) 

LC: Dopo Settimo San Pietro ci sono state altre esperienze analoghe?

TC:  Ripetemmo l’esperienza  dei  murali  a  Selargius  e  a  Monastir  insieme a Gaetano Brundu. Ricordo che in occasione di una presentazione pubblica un signore chiese se il nostro lavoro non deturpasse il tipico paesaggio selargino. Al che risposi: Caro signore, se lei mette un wc nel tipico paesaggio selargino questo può solo migliorare! Con ciò voglio dire che l’arte non può essere qualcosa che piace o non piace, deve anche provocare, mettendo in dubbio le tue certezze.

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Murales, Settimo San Pietro

 

Mi conceda qualche domanda fuori tema sul suo intenso percorso  artistico  e di vita.

LC : Hai mai pensato ai suoi lavori in termini architettonici?

TC: Non nell’accezione che forse  intendi tu. Me ne sono occupato quando ho scritto il manuale di educazione visiva per  le scuole medie Vedere  e Sapere. Lì credo di aver definito per la prima volta la retorica delle immagini. Mi ero posto il problema di mostrare come potevano essere assemblati i segni elementari dell’architettura, i suoi elementi minimi: vuoti, pieni, scale, mattoni ecc… Non era ovviamente rivolto ad architetti, ma ti dico che se gli dai un’occhiata non è detto che non possa avere qualche illuminazione. Vedi, nell’architettura, così come nelle altre professioni, è fondamentale verificare la propria ipotesi con un modello.  Solo così ci si rende conto dei problemi.

 

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Murales, Settimo San Pietro

 

LC: Passando ai suoi recenti lavori di Computer art, proiettati in uno spazio multidimensionale su coreografie  di danza contemporanea  “Danze in 3D”, in scenari astratti dove partiture di musica e luci diventano inscindibili, ho individuato una forte relazione con l’aspirazione alla dimensione del Totale delle avanguardie. Mi parla di questa ricerca?

TC: Ho collaborato  a diversi spettacoli di danza 3D nei quali le mie proiezioni realizzate al computer  hanno fatto da sfondo a situazioni dove i limiti dello spazio sparivano,  i danzatori  erano  immessi in una dimensione non comprensibile  al pubblico, come in un bozzolo indeterminabile. In altre occasioni abbiamo invece utilizzato i miei Cortronici in modalità stereo (http://www.youtube.com/watch?v=z2Yu4vvHUsI), visibili indossando degli occhiali 3D. In un altro spettacolo ancora “Il mito di Leda” (http://www.youtube.com/watch?v=mcmrS701L8Y),  delle  danzatrici  reali, solide, venivano colpite dalle mie proiezioni. Il racconto tuttavia non rende come la percezione che se ne ha assistendo dal vivo allo spettacolo. Se vuoi farti un’idea, trovi i video on-line.

Attualmente insieme a  Gianni Melis,  che  ora  collabora  con  i Momix, stiamo lavorando a un progetto in cui superfici riflettenti e proiettori vengono utilizzati al posto delle luci. Vogliamo dare l’impressione che i danzatori volino.

LC: Rock’n roll è il titolo di una sua opera  del 1956.  Rappresenta  una danza dionisiaca, una visione selvatica in cui, come afferma nella sua pillola Smarrirsi nel bosco (https://www.youtube.com/watch?v=g_ZKXqUO0FM), l’artista deve perdersi e non dev’ essere salvato?

TC: Si, lo era. Era un periodo in cui io non sapevo che le cose che facevo le avrei capite dopo molto tempo. Anche se non ricordo  più in che occasione lo feci, questo fa parte dei tanti Tonini che sono in me. Il vero Io in alcuni momenti ti risulta estraneo e non sai più neanche perché certe cose le hai fatte.

Quel che conta è cercare incessantemente. Se cerchi qualcosa e la trovi va bene, ma se non la trovi va bene ugualmente. E’ molto più interessante ricominciare tutto daccapo.  Anche se poi butti tutto dalla finestra, la memoria  di quello fai resta comunque.

 

 

Link utili

website:  www.toninocasula.net canale youtube: tonino casula http://www.youtube.com/channel/UC9uOZAeCZMLJAnA0ksrZbkg

 

photo

Tonino Casula

 

 

 

 

Lino Cabras

 

Cagliari, Aprile 2014