Risultati del concorso ECCO, per la progettazione di moduli servizi a impatto zero

Il precario equilibrio tra conservazione e fruizione di aree naturali ad alta vulnerabilità è un argomento quanto mai attuale. Chi come noi sostiene che tutelate non vuol dire per forza negare l’uso di un territorio, deve fare i conti con due importanti questioni:

1. Per quanto l’uomo sia attento a un corretto approccio con l’ambiente naturale, la sua presenza genera comunque un impatto non trascurabile nell’ambiente circostante, di cui è opportuno tenere conto.
 2. Garantire l’accesso a un’area che per definizione è lontana dai servizi urbani, vuol dire adoperarsi affinché almeno i servizi essenziali siano garantiti.

A proposito di aree a elevato valore ecologico e paesaggistico, anni fa il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena chiese all’architetto Spinetti e al sottoscritto di proporre una soluzione per disciplinare l’accesso alle isole minori, le cui coste sono gravate, durante i mesi estivi, da una pressione antropica che incide negativamente sugli ecosistemi e sulla struttura del litorale. Oltre a una proposta per la regolamentazione degli accessi derivata da uno studio sulla capacità di carico della costa, venne avanzata l’ipotesi di usare dei moduli elementari, facilmente combinabili fra loro, per ospitare i servizi essenziali di front office (ufficio informazioni e biglietti) e di servizi igienici.

La parole chiave di quel progetto erano flessibilità, modularità eco-sostenibilità e riuso dei materiali.

Il modulo, presentato al Coast Day di Cagliari del 2009 e poi al workshop Coastal Quality Del 2012 dell’Aia, era costituito da un cubo di 3x3x3 metri tripartito da infissi e strutture frangisole configurabili in diversi modi, che lo rendevano adattabile a varie aree climatiche e a qualsiasi tipo di funzione compatibile con le ridotte dimensioni. Il cubo era dotato di impianto fotovoltaico stand-alone (quindi non connesso alla rete) e impianto idrico con sistema di immagazzinamento delle acque reflue ed era galleggiante, quindi facilmente trasportabile da un’imbarcazione. Essendo stato studiato per ancorarsi a pontili standard, aveva la possibilità di configurarsi in vari modi sia a mare che a terra, dove durante i mesi invernali poteva essere usato come cellula elementare per piccole esposizioni. Il progetto non fu mai finanziato, ma quell’esperienza è servita per comprendere quanto sia importante l’uso di micro-architetture per offrire servizi in contesti del tutto particolari.

Sulla scorta di quell’esperienza, Gaia Institute ha bandito alla fine del 2013 un concorso di idee riservato a studenti e giovani professionisti con meno di 26 anni che ha avuto come tema proprio la “realizzazione di un modulo sostenibile da porre sul territorio del Parco Nazionale”, denominato ECCO.  Il concorso ha visto la partecipazione di un discreto numero di progettisti di varie nazionalità, che hanno approcciato il tema in diversi modi. Chi in maniera piuttosto pragmatica, proponendo soluzioni estremamente funzionali, chi proponendo soluzioni più creative ma spesso non facilmente realizzabili.

Il progetto vincitore, realizzato da Gian Nicola Ricci e Matteo Restagno, ha combinato funzionalità e innovazione, proponendo un modulo con un design ricercato che fa dell’estrema flessibilità la sua caratteristica vincente.

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Straw3, questo il nome dell’oggetto, è un semplice cubo, che però nasconde una sua complessità. È infatti dotato di pannelli in grado, grazie a un sistema a cuscinetti disponibile in commercio, di scorrere e di ruotare attorno all’asse mediano del cubo, ottenendo dunque diversi tipi di configurazione e rendendolo adatto sia alla funzione di modulo di servizi da posizionare in varie aree del Parco Nazionale, sia come espositore da posizionarsi nel centro storico. É completamente indipendente dal punto di vista energetico ed idrico e usa materiali senz’altro originali, visto che al legno affianca pannelli di plexiglass ondulato isolati con paglia.

Il progetto secondo classificato invece, realizzato da Liubov Krutenko, adotta un approccio completamente naturale.

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Facendo proprie le richieste del bando, realizza un semplice cubo in legno, quindi riciclabile al 100%, in grado di integrarsi perfettamente con l’ambiente naturale del Parco. Un’attenzione particolare in questo caso è stata posta nei confronti del trasporto e del montaggio, che ne fanno una soluzione a basso costo ed estremamente versatile. Ad altre interessanti proposte, che non hanno soddisfatto appieno i requisiti del bando, sono comunque state assegnate delle menzioni di merito.

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Probabilmente, il modulo vincitore varrà realizzato, sotto forma di prototipo, durante uno dei prossimi workshop di Gaia.

Per maggiori informazioni: www.gaiainstitute.com

Antonello Naseddu