Santa Teresa è un piccolo rione cagliaritano posto ai confini cittadini in prossimità del comune di Monserrato.  Insieme ai rioni di San Giuseppe e di Parteolla costituisce il quartiere chiamato appunto San Giuseppe- Santa Teresa-Parteolla che fa parte della municipalità di Pirri. Gli ultimi dati disponibili, al 31 dicembre 2013, ci dicono che il quartiere è composto da più di 8600 abitanti dei quali circa 120 sono stranieri (cioè con cittadinanza non italiana). L’estensione territoriale nella quale è distribuita questa popolazione risulta essere piuttosto contenuta, si tratta quindi di un piccolo quartiere che però al contempo è tra i più densamente abitati del capoluogo con un rapporto di ben 9589 abitanti per kilometro quadrato.

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 © Mapbox, © OpenStreetMap contributors

Analizzando le tendenze demografiche degli ultimi 12 anni, la prima cosa che salta all’occhio è la sua stabilità: Santa Teresa risulta essere uno dei quartieri che è riuscito a resistere con più efficacia al noto fenomeno dello “spopolamento” che in questo periodo ha colpito la città di Cagliari e che ha  comportato una perdita di ben 10 mila abitanti per il capoluogo.

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Fonte: Elaborazioni su dati annuario Statistico di Cagliari 2013

Per capire meglio la situazione è utile dare uno sguardo al grafico qui sopra dove è stato rappresentato l’andamento della popolazione di tutti i 31 quartieri di Cagliari calcolato in relazione numero di abitanti residenti del 2002, il quartiere di Santa Teresa è evidenziato in rosso. In pratica si rapporta la popolazione di ogni quartiere per singolo anno con quella che aveva all’inizio del periodo in modo da visualizzare le proporzioni delle variazioni demografiche avvenute in questo lasso di tempo. Osservando l’andamento è facile constatare come Santa Teresa mantenga stabile il numero di abitanti (sperimentando una crescita dello 0,5% appena) in un contesto dove la maggior parte dei quartieri perde invece la propria popolazione, scivolando abbondantemente sotto la soglia di 100, ovvero le dimensioni che questi avevano nel 2002.

La vera eccezione in questo caso è però Is Campus- Is Corrias che presenta una crescita in decisa controtendenza: dai 2146 abitanti del 2002 ai 3581 del 2013, una variazione di “soli” 1435 abitanti che però in proporzione alle sue dimensioni significano una crescita di quasi il 67%. Più che le dimensioni, in questi anni Santa Teresa ha visto cambiare soprattutto la struttura per età della propria popolazione. È passata così dall’essere una borgata piuttosto giovane, con un età media di circa 40 anni nel 2002, ad avere un’età media di quasi 45 anni. Questa tendenza all’invecchiamento è avvenuta nel quartiere in maniera leggermente più rapida rispetto a ciò che si è verificato nel resto di Cagliari i cui abitanti, come già detto, son comunque mediamente più anziani e dall’età media di 44 anni del 2002 abbiamo ormai un valore che si avvicina ai 48.

Nonostante ciò, Santa Teresa continua ad essere  uno dei rioni più giovani di Cagliari, e tutti gli indicatori che riguardano la struttura per età ci dicono che si posiziona sempre tra il gruppo dei quartieri meno anziani. Il grafico a barre sottostante ci mostra i quartieri della città ordinati in base all’indice di vecchiaia registrato nel 2013, ovvero la proporzione tra gli abitanti anziani (oltre i 64 anni) e i giovani che non hanno ancora compiuto 15 anni.

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Fonte: Annuario Statistico di Cagliari 2013

Santa Teresa ha un rapporto di 190 anziani ogni cento giovani, ciò vuol dire che per ogni residente che ha meno di 15 anni ci sono quasi 2 anziani. Bisogna sottolineare che questo è un valore relativamente basso solamente se si limita l’analisi al  contesto cittadino di Cagliari, uno dei capoluoghi più vecchi d’Italia e che presenta un indice di vecchiaia di 252 nel 2013. Se confrontiamo invece il dato di Santa Teresa con quelli della Sardegna e dell’Italia,  rispettivamente 169 e 151, appare evidente come il grado di invecchiamento sia piuttosto ragguardevole, soprattutto considerando il fatto che a sua volta il dato nazionale è piuttosto elevato rispetto alla quello  europeo. L’invecchiamento della popolazione della città di Cagliari è un fenomeno che è cominciato negli anni ‘80 ma che soprattutto in quest’ultimo decennio ha subito una accelerazione considerevole.

Se osserviamo la serie delle piramidi delle età che si succedono dal 2002 al 2014, notiamo che questo invecchiamento non è dovuto principalmente ad un aumento in termini assoluti della popolazione anziana: il susseguirsi delle fasce di età più vecchie non ha subito ripercussioni particolari e ha anzi seguito i normali trend naturali.

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Selezione_143.png Fonte: elaborazioni su dati ISTAT Popolazione Residente per età, sesso e stato civile al 1° gennaio

Un discorso completamente diverso bisogna invece farlo con la classe d’età intorno ai 25-35 anni: qui si registrano forti turbolenze e assistiamo in questi anni ad un repentino calo del numero di residenti appartenenti a tale fascia. Ovviamente cioè non è dovuto esclusivamente a dinamiche naturali ma al ben documentato fenomeno migratorio che ha riguardato in particolar modo le giovani coppie in cerca di spazi abitativi più economici presso i vicini comuni dell’hinterland cagliaritano o di opportunità di lavoro al di fuori del contesto isolano.

Leggendo attentamente il grafico possiamo inoltre quantificare meglio le proporzioni del fonomeno:  la fascia 25-35  che nel 2002 era la più numerosa in 12 anni si è praticamente dimezzata diminuendo di più di 10 mila unità (una cifra molto simile al numero di abitanti totali persi dal capoluogo nello stesso periodo!). Questa classe d’età, un tempo predominante e particolarmente importante nelle interazioni sociali e politiche cittadine (sia per questioni demografiche come la fecondità che per dinamismo sociale che la caratterizza), non ha beneficiato di un sufficiente ricambio generazionale o di flussi migratori in entrata e così si trova ora a giocare un ruolo marginale nella vita cittadina. Ovviamente questo è dovuto in parte a causa dei fattori naturali (la generazione del 2002 è in parte traslata nella fascia 35-45 del 2012 e in parte soggetta a mortalità) ma come detto un calo così repentino è spiegabile solo con l’emigrazione.  Dopo questo breve excursus sulla situazione cittadina torniamo però a vedere cosa nel mentre è successo a Santa Teresa. Se confrontiamo la sua struttura per età con quella di Cagliari, sempre attraverso dei grafici a piramide (stavolta la popolazione è stata normalizzata e divisa in classi quinquennali), abbiamo la conferma di come la popolazione del quartiere sia più giovane: la proporzione delle calssi medie e più giovani è maggiore a Santa Teresa rispetto a Cagliari che invece presenta valori più alti nelle classi più anziane.

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 Fonte: elaborazioni su dati Ufficio Statistica Comune di Cagliari

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Fonte: elaborazioni su dati Ufficio Statistica Comune di Cagliari

Se diamo uno sguardo ai cosiddetti indici di dipendenza, valori che ci permettono di evidenziare il rapporto tra le diverse componenti della popolazione cioè giovani, anziani, popolazione in età attiva (cioè la popolazione in grado di produrre, convenzionalmente tra i 15 e i 64 anni). In sintesi si misura il peso che hanno le cosiddette classi non produttive (anziani e giovani) sulla popolazione che invece è potenzialmente in grado di lavorare. Ovviamente in questo contesto dove abbiamo popolazioni piuttosto mature è sufficiente evidenziare i valori dell’indice di dipendenza senile: a Santa Teresa  ci sono 43 individui a carico ogni 100 che lavorano, mentre nella città il rapporto è di quasi 55 ogni 100. Per completare il quadro e concludere è d’obbligo analizzare le cifre che riguardano la popolazione straniera residente nel quartiere. Dal 2002 al 2013 è cresciuta di circa 90 unità arrivando ad essere l’1,7% sul totale degli abitanti, una proporzione ben più bassa di quella della città che ha il 4,3%, le nazionalità più diffuse sono Senegal Ucraina e Romania.

La popolazione straniera di Santa Teresa tende ad invecchiare più o meno alla stessa velocità del complesso degli abitanti del rione e, quindi viste anche le dimensioni contenute, non riesce ad incidere  sulla struttura della popolazione e dare quell’apporto di ringiovanimento che di solito porta l’immigrazione straniera in un contesto urbano.

Andrea Zedda