detto popolare tedesco:  Der Teufel, verkshteht sich, in den Einzelheiten (Il Diavolo si nasconde nei dettagli)

È di freschissima approvazione da parte del Consiglio Regionale della Regione Autonoma Sardegna l’ulteriore proroga alla presentazione dei progetti di ampliamento residenziale: il cosiddetto Piano Casa (L.R. n.4/2009 e ss.mm.ii.: Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo.).

Lo strumento urbanistico-legislativo nato come applicazione regionale del Piano Casa nazionale varato nel 2009 (D.L. 106/09) dal governo Berlusconi sembrava potesse avere indirettamente un ruolo importante nell’obiettivo della riduzione del consumo di suolo. Si consentivano incrementi volumetrici agli edifici esistenti fino ad un massimo del 30% o addirittura il 39%. Purtroppo però nella sua applicazione e nella stesura della normativa regionale tali speranze sono andate deluse. Cercheremo di analizzare in questo nuovo appuntamento della rubrica quali siano i dettagli che caratterizzano il testo di legge:

Il primo articolo della legge definisce quali siano la struttura e gli obiettivi all’interno dei quali agisce la legge.

Art. 1 – Finalità

1. La Regione autonoma della Sardegna promuove il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio favorendo interventi diretti alla riqualificazione ed al miglioramento della qualità architettonica e abitativa, della sicurezza strutturale, della compatibilità paesaggistica e dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente nel territorio regionale, anche attraverso la semplificazione delle procedure.

Il primo articolo sembrerebbe promettere un’idea di sviluppo territoriale orientato verso la città consolidata nella quale l’obiettivo fosse migliorare la qualità architettonica dell’esistente specificando in particolar modo l’esigenza di un sensibile miglioramento delle condizioni abitative. Ci si muove dunque all’interno di un perimetro che vede nel modello del consolidamento della città densa un obiettivo auspicabile: ciò che sta alla base dei principi della riduzione di consumo di suolo. Ma proseguendo in alcuni dei dettagli di tale legge vedremo come tali obiettivi sono stati parzialmente disattesi.

L’art. 2 al comma 2 (Interventi di adeguamento e ampliamento del patrimonio edilizio esistente) determina che gli adeguamenti e gli incrementi debbano inserirsi in modo organico e coerente con i caratteri formali e architettonici del fabbricato esistente e costituiscono strumento per la riqualificazione dello stesso in funzione della tipologia edilizia interessata.

Questo punto delinea elementi abbastanza vaghi della legge. Sembra infatti difficile riuscire a capire in base a quali parametri si possa valutare un inserimento organico e coerente. Sarebbe stato possibile se la Regione avesse deciso di costituire una commissione competente in materia architettonica ed urbanistica tale da poter entrare nel merito della qualità degli interventi proposti. Cosa che purtroppo è stata solo in parte e solo per le fasce costiere limitandosi ad un controllo dell’applicazione degli articolo della legge.

Lo stesso art.2 al comma 7 rende più esplicito la scarsa incisività della legge nell’intervenire sul reale miglioramento della qualità architettonica del patrimonio esistente. Recita infatti: Le previsioni di cui al presente articolo non si applicano agli edifici compresi nella zona urbanistica omogenea A, come individuata negli strumenti urbanistici comunali, ad eccezione di quelli aventi meno di cinquant’anni in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto ed a condizione che l’intervento comporti un miglioramento della qualità architettonica estesa all’intero edificio e sia armonizzato con il contesto storico e paesaggistico in cui si inserisce Tale contrasto è espressamente dichiarato con deliberazione del consiglio comunale del comune competente. In assenza di tale deliberazione, l’articolo 2 non si applica nelle zone urbanistiche omogenee A.

Sammy Slabbinck

Il comma citato nella sua reale applicazione esclude di fatto qualsiasi tipo di intervento ed incentivo al miglioramento della vita dei nostri centri urbani. La legge Regionale infatti delega ai singoli comuni la volontà di intervenire all’interno dei centri storici (zone A) e solo per gli edifici con età minore di 50 anni, vale a dire dagli anni 60 in poi. Si è dunque deciso di escludere da un potenziale rinnovamento urbanistico aree molto estese dei nostri centri urbani troppo spesso resi incoerenti negli ultimi decenni di interventi edilizi. Ciascuno dei nostri comuni (persino il comune di Cagliari) non ha le capacità tecniche ed organizzative per poter creare un elenco dettagliato del proprio patrimonio immobiliare ed al contempo entrare nel merito sui caratteri tipologici ed architettonici: la materia è delicata e non la si può demandare esclusivamente alle singole amministrazioni. Il risultato è infatti che ciascun comune preferisce evitare tale deliberazione sui propri immobili ed escludere totalmente dall’applicazione del Piano Casa i propri centri storici anche nei casi in cui gli immobili risultino in palese contrasto architettonico e tipologico con il contesto. Stesso discorso è valido per le azioni di Demolizione e Ricostruzione ed il conseguente incentivo volumetrico (art.5 Interventi di demolizione e ricostruzione) dalle quali nei fatti si esclude gran parte degli interventi possibili ed auspicabili nei centri storici.

Ci sarebbe bisogno, a mio avviso, di maggiore coraggio in questa fase storica per affrontare le strategie di riqualificazione dei nostri centri urbani consolidati. Ci vorrebbe il coraggio di entrare nel merito delle questioni architettoniche ed urbanistiche e non trincerarsi dietro a normative che nonostante i buoni propositi iniziali stanno generando forze centrifughe nella popolazione urbana verso nuove e sempre più lontane periferie. Il Piano Casa, seppure nato tra mille polemiche, avrebbe potuto iniziare a scalfire questo fenomeno e questa inerzia legislativa.

Così non è stato ed è un peccato.

 Giovanni Messina – Suolo Consumato