La sardSOS map, mappa collaborativa dell’emergenza meteo sarda del 2013, è nata la notte fra il 18 e il 19 novembre e ha raccolto 507 segnalazioni su 645 località in 6 giorni, ottenendo circa 15.000 visite da 64 nazioni. La mappa è stata creata con due obiettivi precisi: monitorare la situazione dell’emergenza (informazioni, disagi, danni sul territorio) e aiutare nell’immediato facendo incontrare l’offerta/richiesta degli aiuti. Mi ero accorta, infatti, che mancavano informazioni ufficiali sull’alluvione, mentre il flusso costante dei social network generava un information overload in cui era difficile orientarsi1. Con questa mappa ognuno, in maniera gratuita e anonima, avrebbe potuto inserire online una segnalazione e geolocalizzarla, contestualizzando nel tempo e nello spazio così l’informazione in maniera dettagliata ma rapida. Una crowdmap non è una semplice mappatura (dare a un dato una collocazione geografica) è anche uno strumento sociale in quanto permette a tutti di poter partecipare attivamente al problema che la mappa intende aiutare a risolvere.

SardSOS è stata creata sulla piattaforma kenyota open source Ushahidi che dal 2007 ha ospitato migliaia di mappe che hanno seguito catastrofi naturali, emergenze umanitarie, crisi sociali e politiche, come il terremoto di Haiti e del Giappone o la Primavera Araba. Il numero delle mappe è molto elevato ma solo una percentuale piccolissima funziona davvero. Una ricerca2 afferma che il 94% delle mappe ha un solo utente e il 93% meno di 10 report. La mappa appartiene alla fortunata percentuale di progetti riusciti, benché si differenzi dalle altre per diversi motivi, quali la mancanza di una progettazione a tavolino dietro e la sua creazione, avvenuta per volontà di un singolo cittadino e non di un ente, organizzazione o associazione. Anche l’aiuto alla gestione del lavoro è provenuto esclusivamente da volontari in maniera spontanea, senza l’intervento, che pur sarebbe stato auspicabile, di enti pubblici, PA o organizzazioni, come accade invece in gran parte delle crowdmap.

Nell’ ideazione e nella progettazione in itinere di sardSOS è stata una fortuna non aver mai visto una mappa di emergenza, mi ha permesso di costruire uno strumento ad hoc per la Sardegna, basandomi sulle news e il feedback alla mappa, evitando così di creare funzionalità fuorvianti. Uno dei compiti più difficili, oltre alla divulgazione, è stato “governare” il flusso d’informazioni che arrivavano, per la quantità e per i contenuti delle segnalazioni. La mancanza di uno staff di volontari abbastanza ampio e full time, e il pericolo che un progetto comunque amatoriale diventasse davvero il punto di riferimento per tutti i soccorsi hanno reso necessarie strategie che contenessero la diffusione e lo sviluppo dello strumento. Nella foto potete vedere i dati raccolti, che in tutto sono stati 507 ma dopo una scrematura sono circa 400.

Segnalazioni arrivate alla mappa divise per categorie

 

Emerge che il tipo di dati inseriti maggiormente appartiene alla categoria delle “offerte di aiuto”, risultato influenzato dalla collaborazione, nata dal secondo giorno di vita della mappa, con il team di allertameteoSAR. La redazione della pagina Facebook ha fornito informazioni verificate da loro e ha diffuso in maniera importante la mappa sui social network presentandola come strumento per la raccolta di offerte di aiuto.

SardSOS è stata la prima crowdmap utilizzata in Italia per affrontare un’emergenza meteo basata su tools open source. Tra questi tools è stata decisiva la mappa geografica partecipata Open Street Map. La mappa “viva”, dettagliata e costruita dai volontari sparsi per il mondo con i dati liberi, non solo ha diffuso e risposto all’appello per inserire dati geografici dell’isola , aprendo per la prima volta in Europa una call internazionale alla mappatura di emergenza3, ma ha contribuito a molto di più. Uno dei suoi rappresentanti italiani ha chiesto e ottenuto, in occasione della mappa, i geodati da parte della Regione Sardegna: prima volta in Italia che una P.A. reagisce con tale interesse a un progetto open source in seguito ad un evento catastrofico.

E’ parso chiaro, dopo l’analisi dei dati, che il risultato della divulgazione e dell’uso di una crowdmap è strettamente conseguente a come la si veicola in rete, specie sui social network dove va controllata e indirizzata in maniera continuativa e reattiva, dato il carattere di urgenza. Questo esperimento ha dimostrato che in un’emergenza, è possibile avere informazioni contestualizzate, tempestive e partecipate grazie a un impegno decentrato sul territorio. Rimane invece aperta la domanda: se, avendo avuto dati liberi e condivisi già in partenza, si sarebbe potuto fare di più.

 

Mappa delle visualizzazioni di sardsos

 

Mappa delle visualizzazioni di sardSOS

Nella tragedia dell’alluvione, il lavoro testimonia un esempio positivo di partecipazione estesa e attiva alla propria comunità. Mi piacerebbe che rappresentasse anche un nastro di partenza da cui non si può più tornare indietro sia nell’utilizzo di strumenti innovativi (come Open Street Map, crowdmapping, open data), sia nella consapevolezza collettiva che “ognuno può fare tantissimo” non è una mera frase retorica visto che l’accesso a mezzi digitali così potenti consente azioni mirate ed efficaci.

SardSOS ha ottenuto ottimi risultati ma quelli più importanti, ora, può realizzarli solo la P.A. se offre delle risposte concrete alle riflessioni che questo esperimento sociale ha provocato.

Francesca Murtas, creatrice e gestore di sardSOS

1 Si parla di 92.000 tweet a emergenza conclusa solo per l’hashtag allertameteoSAR, “trasparenza, partecipazione e cittadini connessi” , 5 dicembre 2013, Cagliari

2 (Internews-Crowdglobe, “Mapping the Maps”, 2012, Washington DC www.crowdglobe.net)

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