“L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi di attività, ma non in letteratura che […] vive solo se si pone degli obiettivi smisurati”. Così Italo Calvino in un passaggio tratto dalle “Lezioni Americane”.

In questa rubrica non si parlerà di letteratura ma di fotografia: seguendo il monito dello scrittore, cercherà di farlo inseguendo obiettivi pragmatici e ambiziosamente misurati. Nello spazio che mi verrà concesso su queste pagine cercherò di affrontare di volta in volta temi e discussioni legati alla fotografia e al suo legame con l’architettura e il paesaggio, prendendo come punto di partenza alcune tra le mie fotografie. L’immagine fotografica, usata come strumento per la conoscenza e l’analisi di un’opera architettonica o di un contesto paesaggistico, si presenta come un testo altamente selettivo e carico di senso ma, al tempo stesso, incompleto e bisognoso di essere collegato ad altre conoscenze, derivanti dagli strumenti di analisi urbanistica e paesaggistica, oltre che dai contributi “dal basso” favoriti dalla tecnologia e dallo spirito di condivisione di oggi. Per questo mi auguro che la rubrica riesca ad integrarsi con i contenuti e le ricerche proposte da Sardarch e che possa suscitare l’interesse di chi fonda la propria professione sui temi della progettazione, della città e del paesaggio.

Stefano Ferrando nasce a Roma nel 1980 e dal 1996 vive a Cagliari, dove porta a termine nel 2009 gli studi in Ingegneria Edile-Architettura conclusi con una tesi volta ad analizzare i rapporti tra la pianificazione paesaggistica e le potenzialità della fotografia come strumento di analisi del territorio. Dopo la laurea vince una borsa di studio che lo porta a Venezia per uno stage di un anno presso lo studio fotografico ORCH durante il quale approfondisce i temi della rappresentazione dell’architettura, del paesaggio e degli allestimenti museali.  Intraprende infine la libera professione, collaborando con architetti, ingegneri, paesaggisti e altri professionisti per favorire un approccio multidisciplinare e di condivisione. Parallelamente porta avanti indagini sulla città contemporanea con progetti di ricerca autocommisionati che trovano la loro visibilità in mostre o su siti e riviste di settore. A riprova della sua grave dipendenza dalla fotografia, nel tempo libero si dedica a ricerche ed esperimenti che sfruttano le potenzialità espressive della macchina fotografica a foro stenopeico.

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