I rapporti tra la fotografia, la costruzione della modernità e gli interessi economici, politici e sociali che attorno ad essa gravitano sono evidenti ad esempio nelle foto dei fratelli Sella, fondatori assieme al cognato Edgardo Mosca dell’azienda vinicola omonima (nata nel 1902). Come spiega ancora una volta Faeta, “ciò che va sottolineato è la strategia di introduzione della modernità che la famiglia, rispetto al vetusto orizzonte pastorale e della piccola agricoltura sarda, persegue. Una strategia […] che modifica la terra e il paesaggio agrario di un’ampia zona della Sardegna, la quale elabora attraverso la foto- grafia, una grammatica e una sintassi della trasformazione”20. La tenuta, che si sviluppa in un’area non lontana da Alghero denominata “I Piani”, si inserisce in un piano di valorizzazione della terra istituzionalmente preparato a partire dal 1869 e dall’inchiesta parlamentare “sulle condizioni morali, finanziarie ed economiche della Sardegna”, presieduta da Agostino Depretis; in quegli anni infatti “i nuovi centri di ripopolamento, costituiti in borgate rurali con non meno di cinquanta abitanti, avrebbero goduto dell’esenzione di qualunque tassa, governativa o comunale, per un ventennio, mentre ai coloni che ne facevano richiesta, per opere di bonifica, irrigazione e trasformazione agraria, poteva essere concessa l’opera dei condannati alla reclusione”21, possibilità di cui si avvalse la Sella & Mosca, ricorrendo alla manodopera di prigionieri di guerra russi.

Le fotografie dei due fratelli fanno parte di un lavoro amatoriale e godono quindi della maggiore libertà che l’attività professionale non consente; è opportuno ricordare che a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento si determina una netta separazione tra amatori e professionisti (situazione causata dalla sempre maggiore diffusione degli apparecchi fotografici e dalla loro crescente facilità di utilizzo): i primi producevano immagini solamente per il proprio piacere visivo, liberi di sperimentare visioni nuove, ricche di suggestioni; i secondi invece, per ovvi motivi, rimanevano legati alle convenzioni a cui il professionismo li costringeva.

Il soggetto ricorrente delle fotografie dei due fratelli è la tenuta dei Piani, rappresentata comunque in maniera differente. Le immagini di Erminio, il maggiore tra i due, risalgono ai primi anni del secolo appena trascorso, epoca in cui acquistarono la tenuta. Nella lunga serie di fotografie, vengono rappresentati momenti e vicende collegate alla condizione dell’azienda, e costruiscono un racconto “che si fa corale, con la presenza dei contadini, in corrispondenza della festa dei raccoglitori di olive o della vendemmia”22.

Nelle fotografie del fratello Vittorio invece, complice l’utilizzo di una macchina panoramica Kodak 30×9, il protagonista assoluto è il paesaggio; ai Piani dedica invece la sua attenzione in maniera meno assidua rispetto ad Erminio. Nelle sue immagini alla cura degli aspetti formali ed emozionali affianca l’interesse per la documentazione antropologica, che lo porta a considerare i modi di vivere e di abita- re delle persone come specchio del paesaggio. La curiosità scientifica derivante dalla sua formazione culturale si manifesta anche nelle poche fotografie che dedica all’azienda, comunque sempre caratte- rizzate da una elevata qualità estetica.

Le fotografie dei Sella “sembrano costruire la modernità man mano che avanza l’edificazione delle grande tenuta familiare che rappresentano”23, costruendo un racconto “della modernità procedendo di pari passo con la radicale trasformazione della realtà paesaggistica, colturale ed economica”24.

Da questi esempi emerge il ruolo della fotografia come mezzo per la conservazione della memoria e la conoscenza del presente, ricca com’è di informazioni oggettive di enorme valore e di importanza irrinunciabile. Come scriveva Gio’ Ponti sulle pagine di Domus, “se la fotografia ci ha dato prima quasi un timido surrogato della pittura, poi un documento, oggi essa ci dà addirittura una vista ulteriore: una vista astratta, mediata, composta, una vista che a nostra volta vediamo, una vista autonoma, indi- pendente, che moltiplica, isola le cose o il momento veduti, che li frammenta e nel tempo stesso li fissa. […] L’aberrazione fotografica è per molte cose la nostra sola realtà: è per molte cose addirittura la nostra conoscenza, ed è quindi il nostro giudizio”25.

Oristano_1854 vs 2013

Delessert, Oristano, Torre di San Cristoforo, 1854
Ferrando, Oristano, Torre di San Cristoforo, 2013

Immagini tratte da www.sardegnadigitallibrary.it – Autore: Vittorio Sella, Édouard Delessert, Vittorio Besso 

NOTE

20 Cfr. F. Faeta, Immagini di Sardegna. Strategie per entrare, e uscire, dalla modernità, in La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno 1854-1939, p. 24
21 Cfr. M. Miraglia, Lo sguardo fotografico dell’Occidente, tra tradizione e modernità, in La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno 1854-1939, p. 15
22 Ibidem
23 Ivi, p. 24
24 Ibidem
25 Cfr. Gio’ Ponti, Discorso sull’arte fotografica, in Domus, maggio 1952, p. 285