Collettivo APNEA è il nome di una iniziativa nata ad Alghero dalle sue creatici/attivatrici (Agostina Sannai, Federico Puggioni, Gian Mario Sassu, Lucrezia Urtis, Maria Antonietta Cossu, Sara Pilloni, Simona Sibio e Laura Posadinu), laureate in Architettura presso il dipartimento dell’omonima città, e da altri membri (studenti, artisti, interessati): un iniziativa che per esplicita volontà interna non dà spazio a gerarchie interne.
Iniziativa vicina ideologicamente ad altre esperienze (non solo nazionali) che cercano di porre fine all’abbandono del costruito, al conseguente consumo selvaggio di territorio, alla riqualificazione sociale di potenziali urbani inattivi o spenti. Una guerra lunga, di posizione, dalle prospettive cupe e dall’immediata attualità, che converge tra le superfici di contatto di numerose tematiche architettoniche: abbandono e consumo appunto, ma anche ricerca. Ricerca delle potenzialità degli spazi inattivi, ricerca del valore sociale, economico e urbano di questi spazi; spazi che la crescita urbana decentrata, sregolata e diffusa nello spazio si lascia dietro.

Il Collettivo APNEA ha scelto, in questa lunga “guerra”, di agire con un’attività di mappatura, monitoraggio e comunicazione d aree ed edifici abbandonati. Con uno sguardo a una possibile destinazione futura, e un presente fatto di sensibilizzazione popolare, manifestazioni, eventi. Scegliendo tematiche/strategie/eventi senza il patrocinio, fino ora, del Dipartimento algherese

Nel nome APNEA (Abandoned Places as New Environments of Arts), Arts è inteso come scenario d’arte: palcoscenico, più che rappresentazione. Un acronimo anglofono con un significato definito, ma anche una parola di senso compiuto valida in inglese e in italiano anche come una metafora del non-respiro. Non respiro che è limitato, temporaneo. La “fine” del non-respiro è auspicata per gli edifici, in questo caso. Il non-respiro è l’abbandono, il sottoutilizzo, il degrado. Di aree e di edifici pubblici, privati.

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Al passo coi tempi, non mancano la pratica social della condivisone dei contenuti, delle informazioni via web. Facebook, Instagram, achstag (#), Wikimapia. Esprimendo, in questo e nelle prospettive future di riattivazione, la vicinanza al concetto delle iniziative bottom-top (ovvero di tutto ciò che parte dal basso, dall’iniziativa e dalla partecipazione popolare). Tradotto: partecipazione agli eventi, mappatura partecipata, auto-produzione, sponsorizzazioni e crowd-founding.

Ce ne parlano Lucrezia Urtis, Agostina Sannai e Laura Posadinu.

Per quali motivo/i siete arrivate a formulare una proposta di “azione” incentrata sulle preesistenze? Che cosa ha suscitato il vostro interesse su questi temi?

Laura Posadinu: Il mio interesse nasce dalla coscienza, acquisita attraverso gli studi in Architettura … la Sardegna è un’isola  di non-luoghi, di edifici di un certo pregio oggi lasciati in rovina per problemi burocratici, di piccoli centri svuotati dal moto verso le città e l’emigrazione, che oggi sopravvivono come silenziosi “dormitori”, e non si muovono piani di recupero sociale dell’esistente. D’altro canto invece, l’edilizia estende, con le stesse colate di cemento degli anni ’70, i limiti dello spazio privato, senza curarsi di una necessità del pubblico. Un architetto del 2013, ma nemmeno una ragazza di 25 anni che vive in Sardegna i suoi anni migliori, non può permettersi di restare ferma, in attesa che qualcun altro cambi le regole.

Come è nata quindi l’idea di apnea?

LP: APNEA è nata da quattro chiacchiere e un caffè, in fase di ricerca sulla tesi di laurea, che ci hanno portato a scoprire che esistono già molti collettivi in Italia che si occupano di mappare gli edifici abbandonati, in città grandi come Milano, ma anche Trieste, Bari, e lo fanno con grande energia positiva, impegnandosi a risvegliare l’attenzione sociale.

Quando è arrivata la scintilla che vi ha portato dall’idea all’azione?

LP: La scintilla è scoppiata a Febbraio, quando è partita una campagna di reclutamento su Facebook, a cui è succeduto un incontro, in cui molti hanno partecipato con entusiasmo, offrendo la loro disponibilità a fondare una squadra di ricercatori. Et voilà, oggi siamo un collettivo eterogeneo di circa 15 persone, ci riuniamo nel tempo libero, ci occupiamo di ricercare informazioni sugli edifici abbandonati di Alghero, Sassari, e così via, e di organizzare eventi e collaborazioni, materiale informativo video, abbiamo una pagina Facebook che aggiorniamo spesso, e adesso abbiamo anche una sede.

Che tipo di figure avete raccolto intorno a voi? Parlaci un pò dell’attività del gruppo!

LP: Siamo un po’ architetti, giornalisti, economi, grafici e designers, i nostri ruoli vanno via via definendosi all’evolvere del collettivo, ma in sostanza tutti fanno tutto, chi può collabora in base alle sue inclinazioni e capacità, ma non vi è alcuna gerarchia, solo buona volontà.

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Cosa ti aspetti dalla’vostra scelta di usare una stanza dell’ex q come sede fissa?

LP: Caso fortuito e fortunatissimo devo dire, ho sempre avuto amici che frequentavano l’Ex Questura di Sassari, che oggi è popolata di artisti dell’accademia, artigiani e giovani creativi sardi e non solo. Vista l’impellente necessità di una sede fissa dove riunirci e lavorare, ho fatto richiesta di uno spazio. Dopo una riunione con le associazioni interne all’ex Q, ci è stata donata una stanza da poter adibire ad ufficio, arredare, personalizzare, insomma da ri-attivare. Semplicemente fantastico, è esattamente il tipo di recupero che APNEA vuole sensibilizzare e proporre, ovvero la riappropriazione civile di spazi che in città oggi sono abbandonati e, come lampadine rotte in un filo di luminarie, immobili e circondati dal caos della città, ma esterni a tutto questo.
Spezzo inoltre una lancia a favore del collettivo “Ex Q”, che negli ultimi mesi ha aperto le porte a molte realtà sassaresi in cerca di una sede, e che è un continuo fermento di idee, collaborazioni, eventi a cui siamo stati da subito coinvolti con grande interesse alle nostre idee, quasi che fossimo sempre esistiti all’interno di questa grande famiglia, con cui speriamo di riuscire a realizzare i nostri obiettivi comuni.

Un’iniziativa dal basso,senza l’aiuto dei professori e del dipartimento, esterna a un laboratorio di progettazione..è stato difficile avviarla?e farla conciliare con gli impegni accademici?

Lucrezia Urtis: Avviarla, è stata dura. L’abbiamo fatto con il gruppo Facebook, per reclutare chiunque fosse interessato al nostro tema e per creare un gruppo eterogeneo che portasse avanti il discorso dell’abbandono e del riuso e farlo conoscere nell’isola non dentro le sedi dell’università, ma per le strade e in mezzo alla gente. Sono stati necessari svariati incontri per riuscire a capire chi c’era davvero, e chi c’era solo per sentirsi parte di qualcosa. Ogni progetto richiede stimoli continui, voglia di fare e sano ottimismo, ed è quello di cui ci cibiamo. Conciliare il tempo per Apnea con gli impegni accademici e lavorativi è dura, ma ci riusciamo. Procediamo con lentezza, ma vogliamo fare le cose bene e soprattutto siamo aperti a collaborare e unirci a chiunque sia interessato o tratti i nostri temi. Dall’università, nessun aiuto … ancora non ci siamo neanche presentati a loro, aspetteremo che i dati che stiamo raccogliendo, costituiscano un database pregnante di spunti, punti di vista, nuove soluzioni e richieste dei cittadini, che illumini realmente sulla situazione sarda degli spazi abbandonati e inutilizzati e aprire così vie di studio e riflessione, assieme all’università, su nuove proposte e strategie basate principalmente sull’autocostruzione, e sulla ricerca di nuove strategie sia economiche che giuridiche per riappropriarci di questi vuoti.

Come hanno recepito l’iniziativa i colleghi? Sono stati attivi,o vi aspettavate di più? … invece, come hanno recepito APNEA i non addetti ai lavori, ovvero chiunque è “fuori”dall’ambiente universitario di AAA?

Agostina Sannai: L’interazione con persone estranee all’ambiente di AAA, o anche al mondo dell’Architettura in generale, è stata essenziale per comprendere quanto giochi un ruolo preminente la capacità di comunicare un concetto o un’idea a persone che non hanno a che fare con queste tematiche nella vita di tutti i giorni. Un linguaggio chiaro ed accessibile fa in modo che le persone si avvicinino al discorso Riqualificazione e Riuso, si incuriosiscano, si interessino e si sentano parte attiva di un meccanismo, ma soprattutto che esprimano il loro parere attraverso idee e proposte. Quello che sta accadendo è proprio questo, si sta attirando l’attenzione sul problema dell’abbandono nei centri urbani, uno degli obiettivi che APNEA si pone.

Domanda per Lucrezia: Quanto influiscono le tue esperienze precedenti (e attuali) come illustratrice e artista su questo progetto apnea?

LU: La passione per il mondo dell’arte e la street art, influiscono in maniera del tutto diretta, in quanto credo che l’arte possa offrire un servizio molto grande ad una città, ossia quello della riqualificazione e quindi della rigenerazione culturale e sociale di un’area. A livello “per-formativo” , l’arte messa a disposizione di tutti, a notificare una presenza abbandonata, oltre che dare colore e nuovo assetto estetico ad un ambiente, potrebbe essere anche veicolo di nuovi movimenti e nuovi flussi nell’area abbandonata. Una rigenerazione dal “basso”, quasi a costo zero, che genera immediatamente interesse e aggregazione sociale.

Quanto,invece,le esperienze prettamente accademiche e le letture legate al vostro corso di studi,alla vostra tesi?

AS: Ho conseguito una laurea triennale in Pianificazione Urbanistica in AAA, prima di proseguire gli studi in Architettura, ho studiato per la tesi del quinto anno la problematica della riconversione e del riuso di edifici industriali in disuso in una Metropoli giapponese, dopo la laurea ho lavorato in Brasile alla riqualificazione in tessuti urbani densi come le Favelas e attualmente mi occupo di Urbanistica in Sardegna. L’esperienza accademica e lavorativa ha seguito un filo conduttore che mi ha aiutato a comprendere l’importanza della riconversione, del riutilizzo e della densità ponderata nella città contemporanea. Sono concetti infatti che vanno al di là della contrapposizione tra città densa e città diffusa, riguardano anche la matrice ecologica e l’obiettivo di risparmio del suolo, con evidenti vantaggi sia a livello economico, a livello di qualità urbanistica dei centri abitati, qualsiasi sia la loro dimensione.

Parliamo del panorama regionale sui temi re-use/ riqualificazione…come vedete la situazione contemporanea sarda?

AS: Qualcosa finalmente si sta muovendo, sotto la spinta di un periodo economico difficile probabilmente il riuso sta diventando un argomento sempre più intrapreso. Comitati di quartiere, associazioni di cittadini, gruppi di artisti, di studiosi, di persone comuni stanno esprimendo nei modi più diversi la necessità di valorizzare e riutilizzare gli edifici abbandonati. Sentiamo anche noi questo bisogno e vogliamo contribuire con a modo nostro a cambiare le cose.

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Avete rapporti e contatti con altri gruppi che hanno interessi simili?

AS: Comunicare e scambiare opinioni e idee con gruppi che si occupano di queste tematiche, anche in maniera diversa dalla nostra è un valore aggiunto che ci sta permettendo di crescere e migliorare. Non sempre troviamo un ambiente favorevole al dialogo, soprattutto con gruppi mossi da interessi economici o politici, ma sono casi isolati e fortunatamente rari.

Prossime mosse dell’associazione?

AS: Stiamo continuando con la mappatura degli edifici abbandonati ad Alghero, Santa Maria la Palma, Porto Torres e Sassari, preparando delle schede per ciascun edificio, organizzando eventi in collaborazione con gruppi che hanno interessi vicini ai nostri al fine di attirare l’attenzione generale sul tema… e creare una consapevolezza del fatto che c’è molto da fare e che è possibile farlo!

Federico Puggioni