Vedere le cose da una prospettiva diversa dal solito è un buon esercizio, anche (e soprattutto) quando le si conosce da sempre. E’ così che chiunque, vedendo Cagliari dall’alto con sufficiente attenzione, non può non rimanere affascinato dall’eccezionalità del suo territorio. Sì, perchè piuttosto che un’urbanità talvolta ostentata, Cagliari si identifica per la fortissimaimpronta ecologica del proprio paesaggio, caratterizzato da un sistema costituito da centro urbano, area umida, duna e spiaggia.

Cagliari è probabilmente una delle poche città dove questi elementi conservano ancora un loro equilibrio, nonostante una forte urbanizzazione comune a tutte le città italiane nel dopoguerra.

Dover gestire un sistema del genere vuol dire accettare una sfida piuttosto complicata, che richiede da una parte la tutela degli elementi naturali e quindi il mantenimento degli equilibri ecologici dell’intero sistema, dall’altra la ricucitura del rapporto tra spazio urbano e spazio naturale a favore della fruizione da parte della popolazione locale e dei visitatori. Se infatti è vero che ripristinare il rapporto tra città e spiaggia vuol dire innanzitutto riconoscerne l’immenso valore culturale e affettivo che questa parte di Cagliari ha per la popolazione locale, dall’altra vuol dire metterlo a disposizione dei visitatori e farne dunque un punto di attrazione della Cagliari turistica.

In seguito a una errata gestione del Poetto i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti (sistema di circolazione che privilegia il traffico veicolare, strutture fortemente impattanti con il paesaggio, assenza di sistemi di protezione del sistema dunale e il tristemente famoso ripascimento dell’arenile), oggi viene proposta una ri-progettazione basata su criteri moderni incentrati sulla sostenibilità. A vincere il bando dell’appalto integrato di riqualificazione urbana del lungomare Poetto, in qualità di progettisti, è stato lo studio Gaias, che si è distinto negli ultimi anni per una progettazione estremamente attenta agli aspetti naturali e paesaggistici dei luoghi, attraverso strutture che vanno molto al di là di una solo dichiarata “eco-compatibilità” dell’architettura degli ultimi dieci anni.

Lo scorso giugno si è tenuta la conferenza stampa, nella quale i progettisti hanno potuto illustrare i principi salienti della loro visione per un nuovo Poetto.

Nonostante le linee progettuali fossero dettate da un progetto preliminare fornito dall’amministrazione ai concorrenti, i vincitori hanno saputo proporre da una parte elementi tecnologici innovativi, dall’altra soluzioni spaziali che non hanno fatto che migliorare, e di molto, un progetto niente più che ordinario. Il progetto fonda le proprie radici sui valori legati alla tradizione del sito, che tanta importanza ha avuto e continua ad avere per la popolazione locale. Le scelte architettoniche sono “volutamente minimali”, andando contro una poco condivisibile tendenza che porta il progettista a “firmare” le proprie creazioni, con risultati talvolta ridondanti. Soprattutto, è stata posta molta attenzione nell’uso delle risorse naturali e nel mantenimento (talvolta nel ripristino) delle condizioni naturali del sito.

Gli interventi chiave, così come riportati dai progettisti, mirano sostanzialmente a:

  • difendere le dinamiche naturali del litorale attraverso il cosiddetto eco-sistema filtro che, inserito nella fascia di margine tra la strada e il sistema duna-mare, rappresenta un sistema di difesa da mareggiata;
  • risparmiare la risorsa idrica e ridurne al minimo il consumo (recupero delle acque piovane attraverso dei canali che conducono a delle vasche di raccolta);
  • recuperare e riciclare i materiali, come la sabbia litoranea dal sottosuolo, proveniente dagli scavi per le vasche di raccolta acque, utile alla costruzione del rilevato “barriera ecosistema filtro”.

Lo studio della mobilità, che prevede una netta separazione del traffico veicolare da quello “leggero” e pedonale, definisce gli spazi sia in senso longitudinale (lungomare) che trasversale (ingressi a mare) e crea luoghi di fondamentale importanza per la vita sociale della spiaggia, che va ben al di là dell’uso tradizionale.

I percorsi sono tutti a basso impatto, garantendo la permeabilità e non ostacolando i movimenti naturali del sistema dunale. L’intenzione dichiarata del progetto è quella della limitazione dell’uso di risorse naturali attraverso il riciclo delle stesse e la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili. Per quel che riguarda il primo punto, un elemento piuttosto originale pensato per il riciclo di materiali di scavo ricavati dalla sistemazione delle vasche di prima pioggia e per i sistemi di irrigazione, qui preziosi più che mai, è quello del cosiddetto eco-filtro, così descritto dagli stessi progettisti:

L’eco-filtro si configura come intervento preliminare di risanamento del litorale sabbioso, in quanto permette di proteggere la spontanea evoluzione del compendio dunale, grazie all’assetto morfologico e vegetazionale appositamente strutturato per mitigare l’effetto delle mareggiate e la dispersione delle sabbie eoliche verso l’interno. Il sistema interviene in termini morfologici sul sistema paesaggistico operando per la ricostituzione di alcuni elementi matrice del paesaggio originario, sia come paesaggio della memoria, sia come paesaggio dei processi ecologici: lungo l’interfaccia fra spiaggia e strada, si prevede la ricostituzione del sistema dunale originario, attraverso interventi di ingegneria naturalistica che ricostituiscono una continuità del profilo dunale e delle coperture del manto vegetale. L’altezza del nuovo sistema dunale (circa 1 metro) sarà tale da non interrompere il legame di relazione visiva che si istituisce fra i fruitori del Lungomare ed il mare stesso.

La complessità del progetto diventa tangibile quando, oltre a soluzioni spaziali e tecnologiche attente, si cita la redditività economica del sito, basata su una fruizione attenta delle risorse naturali che rappresenterà una fonte di reddito sia diretta (grazie alle attività commerciali e di ristoro presenti sulla spiaggia) che indiretta, grazie alla valorizzazione dell’intero lungomare con un riscontro positivo sull’intera economia della città, che dovrà per forza di cose puntare sulla vocazione turistica del proprio territorio.

Un progetto come questo, che va ben oltre aspetti estetici usati troppo spesso per definire spazi di questa complessità, non può far altro che diffondere una cultura legata alla valorizzazione delle zone costiere in Sardegna, della quale abbiamo una stringente necessità.

Antonello Naseddu CO.A.ST

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