Devo a tutti delle informazioni.
Poco più di un anno fa iniziava il mio “mandato” come Direttore del DADU.
Un compito anomalo, come un po’ anomala è la mia storia personale.
Studenti di fisica e di architettura condividono una sola cosa: la presunzione.
Ogni studente di Architettura si vede un futuro Le Corbusier, ogni studente di Fisica Einstein.
Non gli interessa meno.
Se possibile, in media, gli studenti di fisica hanno un ego più esteso di quelli di architettura (solo ai fisici poteva venire in mente di scoprire la “particella di Dio”).
Crescendo gran parte dei fisici guarisce, non così avviene sovente per gli architetti.
Come avrete capito io sono di formazione un fisico (non sono mia stato un fisico militante, ma quarant’anni fa mi laureavo con lode in Fisica teorica).
Per cui la prima anomalia è che sia un laureato in Fisica a “guidare” una Facoltà di Architettura (anche se si chiama Dipartimento).
La seconda anomalia è che questo Direttore non è algherese, non è sassarese, non è sardo, non ha in grande simpatia gli ambienti accademici e neppure quelli politici.
La terza, la più grave, tiene un blog in cui dice quel che pensa, sempre in modo rispettoso delle persone, ma senza ipocrisie.
Credo che per molti il dire francamente quel che si pensa (quella splendida libertà che i greci chiamavano parresia e cui Foucault ha dedicato i suoi due ultimi corsi al Collège de France) sia da considerarsi riprovevole nel mondo accademico e in politica.
Per cui continuerò tranquillamente a farlo.
È stato un anno durissimo.

AAA ha mostrato di essere viva e vitale: numerosi riconoscimenti ai nostri laureati e studenti in molte parti d’Italia e del mondo, l’attivazione di tre Master internazionali che stanno andando alla grande nonostante la precarietà della situazione logistica, la conferma di un secondo posto nelle classifiche (non credo nelle classifiche, ma qualcosa vorrà pur dire se siamo l’unica Facoltà del Sud sul podio, con una tripla A) nonostante la pesante penalizzazione di non avere strutture adeguate, la  presenza di un numero elevatissimo di studenti Erasmus “in ingresso”, oltre al fatto che quasi tutti i nostri studenti vanno in Erasmus (studenti “in uscita”), il fatto che la nostra Laurea magistrale sta attirando studenti che non hanno fatto la triennale da noi e nemmeno in Università sarde, il gran numero di richieste per i nostri 90 posti: oltre 6 volte per Architettura e quasi 3 volte per Urbanistica, il fatto che abbiamo dato vita a due spin-off e che altri sono in gestazione, il fatto che ben sedici colleghi abbiano chiesto di afferire al nostro Dipartimento, il fatto che – seppur stretti – abbiamo le carte in regola per mantenere in modo sostenibile la nostra offerta formativa, il fatto che tutti i nostri docenti siano risultati “attivi” e abbiano inviato le loro pubblicazioni per la valutazione della qualità della ricerca, il fatto che abbiamo fatto il punto in tre giornate intense sulla nostra esperienza didattica, sull’andamento della ricerca, sui nostri rapporti “esterni” (territorio, mondo, responsabilità sociale) con la conferma di una grande vitalità; tutto questo ci fa ben sperare. Così come riteniamo positivo il rafforzamento del dialogo con la “scuola” di Cagliari, che magari è un po’ lento a partire, ma va avanti con determinazione. O meglio: tutto questo ci farebbe bene sperare. Distrazione, ostilità immotivate, pregiudizi, pigrizie mettono in discussione la nostra stessa esistenza; per noi esistere non è vivacchiare come una mesta scuola di provincia; per noi esistere confrontarci con le esperienze migliori, costruire una buona scuola di architettura in un ambiente internazionale; per meno non vale la pena.

Non abbiamo spazi sufficienti, quelli che abbiamo non sono dignitosi.
Non abbiamo spazi sufficienti, quelli che abbiamo non sono dignitosi.
Non abbiamo spazi sufficienti, quelli che abbiamo non sono dignitosi.
Non abbiamo spazi sufficienti, quelli che abbiamo non sono dignitosi.
Posso sperare di essere stato capito?

Siamo una sede staccata, con tutti i disagi, le carenze, i costi di una sede staccata.
Siamo una sede staccata, con tutti i disagi, le carenze, i costi di una sede staccata.
Siamo una sede staccata, con tutti i disagi, le carenze, i costi di una sede staccata.
Siamo una sede staccata, con tutti i disagi, le carenze, i costi di una sede staccata.
Posso sperare di essere stato capito?

Fare una scuola di qualità richiede risorse, risorse certe, adeguate, ma nient’affatto esose: una frazione modesta di quelle che vengono erogate alla cosiddetta Università diffusa.
Ho ripetuto queste cose  sino alla nausea.
Nessuno mi ha mai detto: no, avete spazi sufficienti.
Nessuno mi ha mai detto: no, siete nell’area urbana di Sassari.
Nessuno mi ha mai detto: no, non bisogna sostenere la qualità.
Peccato! Ne avremmo parlato.
Sono due mesi decisivi; può darsi che non  ce la faremo.
Ma non finirà come nel giallo di Agatha Christie assassinio sull’Orient Express: è una promessa.