Sardarch riprende una interessante intervista che lo scorso anno Carlo Schirru, per l’associazione Bentu Nou, aveva fatto all’indomani dei risultati del concorso di idee per piazza S. Giorgio a Quartucciu al noto imprenditore edile Tonino Puddu, proprietario tra l’altro di gran parte del vuoto urbano di via Fara.

Ancora una volta, l’Associazione Culturale Bentu Nou affronta il tema delle trasformazioni in atto o in fieri nel nostro territorio. Lo facciamo perché siamo sempre più convinti che le scelte e i processi decisionali riguardanti la comunità rappresentino un fatto culturale. Anche gli aspetti del vivere comune che, a prima vista, possono sembrare pura materia tecnica, in realtà coinvolgono ogni cittadino nella formazione e nell’evoluzione della nostra comunità. È cultura la gestione della mobilità. È cultura la forma delle nostre città. È cultura la qualità dello spazio e quindi della vita urbana. È cultura la nuova Piazza San Giorgio.

La sua donazione da parte di Maria Murru e Antonio Puddu è un ritorno alle origini, mai dimenticate, per loro; è un regalo inaspettato, un’occasione irrinunciabile, per noi.

Negli ultimi mesi, il mancato inizio dei lavori ha animato l’opinione pubblica, confusa tra disinformazione e indiscrezioni. Abbiamo incontrato Antonio Puddu per capire, al di là di pettegolezzi e polemiche, perché, dopo due anni, i lavori non siano ancora iniziati.

Sig. Puddu, cosa ha spinto lei e sua moglie, sig.ra Maria Murru, a proporre una donazione alla cittadinanza di Quartucciu?

Io e mia moglie siamo di Quartucciu e vogliamo bene al nostro paese. Così, abbiamo deciso di compiere un gesto simbolico sia per motivi affettivi, sia per gratitudine professionale perché la struttura della nostra impresa è costituita per metà da dipendenti e collaboratori di Quartucciu.

L’idea di donare un’opera ai nostri concittadini risale a 5 anni fa perché tra noi se ne parlava da almeno un anno e mezzo, ancora prima che coinvolgessimo l’amministrazione comunale.

Qual è stata la vostra prima proposta?

Inizialmente ci siamo indirizzati verso una struttura per anziani. Mia moglie ci teneva particolarmente perché voleva che Quartucciu potesse giovarsi di una casa di riposo di alto livello. Non ci interessava realizzare un dormitorio, ma un luogo da vivere, nel quale ogni anziano si sarebbe sentito a casa sua. Inoltre volevamo che il complesso sorgesse all’interno del centro abitato, per garantire agli anziani la vicinanza alle loro attività quotidiane e quindi l’autonomia.

Perché la casa per anziani fu scartata?

Contattammo l’AIAS che ci supportò nella definizione dell’idea iniziale: l’amministrazione avrebbe dovuto metterci a disposizione un’area di un ettaro per ospitare almeno 50 posti letto, numero minimo affinché la struttura fosse sostenibile dal punto di vista finanziario. Ma un complesso di tali dimensioni richiedeva almeno un milione di euro per le spese annuali del personale. Inoltre, la superficie necessaria poteva essere individuata solo fuori dal centro urbano, mentre per noi l’inserimento nel tessuto urbano era condizione irrinunciabile, proprio per permettere agli anziani di essere autosufficienti.

L’idea fu quindi scartata in favore di un centro diurno per anziani. Ma anche la realizzazione di quest’opera presentava vari problemi. E a Quartucciu è già presente un circolo simile, Casa Cossu.

Quindi vi siete indirizzati alla realizzazione dell’asilo nido.

Presi contatto col sindaco di Quartucciu che, dopo alcune settimane, suggerì la realizzazione di un asilo nido. Io ho la fortuna di voler bene ai bambini e l’idea non mi dispiacque. L’amministrazione ci avrebbe concesso il lotto confinante con la scuola dell’infanzia di Su Idanu, quello sul quale è stato poi realizzato un piccolo parco recintato. Tra l’altro quella scuola fu costruita proprio dalla mia impresa negli anni Settanta.

L’area era un po’ infelice, ma aveva il pregio di poter comprendere in un unico complesso sia la scuola dell’infanzia esistente sia il nostro asilo nido. Cominciammo quindi a redigere il progetto ma l’ASL ci suggerì di aspettare perché a breve sarebbero state approvate le nuove norme regionali riguardanti i requisiti socio-sanitari. In base ad esse, su quel lotto avremmo potuto realizzare un asilo capace di ospitare 70 bimbi. Tuttavia i primi problemi sorsero quando cominciammo a redigere il piano di gestione dell’opera. La nostra intenzione, anche in questo caso, era quella di realizzare una struttura d’eccellenza. Per il livello del servizio che pretendevamo, la spesa mensile per bimbo sarebbe stata di 800 euro. Poiché ai genitori non si poteva chiedere un simile contributo, sarebbe stato necessario l’intervento dell’amministrazione comunale. Bene, noi eravamo disposti a sostenere i costi della gestione per i primi anni, così da avviare il servizio con gli standard che c’eravamo prefissati. Ma noi volevamo la garanzia che l’amministrazione assicurasse la gestione futura rispettando quegli stessi standard. Purtroppo l’amministrazione non poteva prendersi questo impegno.

Non poteva o non voleva prenderlo?

Non poteva proprio. Non solo dal punto di vista finanziario, ma anche dal punto di vista amministrativo. Una consulenza giuridica da noi commissionata chiarì che l’amministrazione non poteva impegnarsi per sempre nell’erogazione del contributo necessario a mantenere quegli standard. Inoltre, proprio in quel periodo, il Comune di Quartucciu ottenne un finanziamento regionale per la realizzazione di una scuola dell’infanzia e di un asilo nido nella zona di Via Mandas, facendo venir meno l’esigenza della nostra struttura.

Ufficialmente non avevate ancora reso pubblica la vostra intenzione?

Ne era a conoscenza solo il sindaco Pierpaolo Fois con la Giunta comunale. Certo, la voce cominciava a diffondersi, ma informalmente.

Come siete arrivati a proporre la riqualificazione della Piazza San Giorgio? Di chi è stata l’idea?

Durante un matrimonio, a fine estate 2009, ho incontrato il sindaco Fois. Mi ha parlato dei lavori di riqualificazione del centro storico, aggiungendo che i finanziamenti non sarebbero stati sufficienti per rifare anche Piazza San Giorgio. Quindi, mi chiese se fossi disponibile e interessato a realizzarla con la donazione. Le intenzioni iniziali mie e di mia moglie erano totalmente diverse, ma prendemmo la cosa in considerazione, tanto che dopo poco tempo ci convincemmo che sarebbe stata la soluzione migliore. La Piazza, infatti, dal punto di vista dei costi di gestione avrebbe creato meno problemi all’amministrazione comunale rispetto alle strutture assistenziali. Inoltre, con l’utilizzo di materiali di qualità e delle tecnologie adatte, saremmo riusciti ad abbattere notevolmente i costi di manutenzione. Così, a dicembre 2009, presentammo ufficialmente la donazione alla cittadinanza che il Consiglio comunale accettò all’unanimità. A quel punto, abbiamo organizzato il concorso d’idee.

Perché avete voluto un concorso d’idee sebbene, trattandosi di una donazione, l’opera non rientrasse nel campo di applicazione del Codice dei contratti pubblici? Probabilmente, occupandovi anche del progetto, avreste potuto ridurre i tempi di tutto l’iter.

Il concorso d’idee si è rivelato l’intuizione giusta. In primis volevamo poter scegliere il progetto migliore; poi non volevamo subire influenze di alcun tipo; infine volevamo rimanere estranei al fenomeno delle raccomandazioni.

La donazione non doveva esaurirsi con la realizzazione dell’opera, ma doveva diventare un momento culturale per tutto il paese. Organizzammo una cerimonia di premiazione alla quale furono invitati tutti i cittadini, allestimmo una mostra con l’esposizione dei primi 20 progetti. Gli stessi progetti che saranno illustrati in un libro di prossima pubblicazione.

Durante il concorso, la Piazza diventò il crocevia di professionisti e progettisti intenti a fare sopralluoghi, ad intervistare i cittadini, il parroco e gli amministratori, a scattare fotografie o a tracciare i primi schizzi. Tutto questo era davvero entusiasmante!

Quali sono stati i criteri di scelta della giuria esaminatrice?

Volevamo che la giuria fosse espressione del settore delle professioni e di tutti gli attori interessati alla Piazza. Così sarebbe stata composta da me in qualità di soggetto donante, dal sindaco di Quartucciu a nome della cittadinanza, da un rappresentante della Curia arcivescovile di Cagliari, da un rappresentante del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, tramite la Soprintendenza, e dai rappresentanti dell’Ordine degli Architetti e dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari.

La Curia e la Sovrintendenza inizialmente avevano accettato di partecipare ma poi ci ripensarono perché, essendo organi di controllo che avrebbero dovuto esprimersi sul progetto durante l’iter amministrativo, non ritenevano corretto essere presenti anche al momento della scelta del progetto stesso. Decidemmo allora di coinvolgere la Facoltà di Architettura di Cagliari che decise di partecipare col prof. Carlo Aymerich e la prof.ssa Caterina Giannatasio. Gli ordini professionali ci indicarono una serie di nomi tra i quali scegliemmo l’arch. Manuela Cossu, l’arch. Ernesto Rollo e l’ing. Maria Sias (già professoressa universitaria).

Pertanto gli unici estranei al mondo delle professioni saremmo stati io e il sindaco di Quartucciu. Destino volle che in quel momento fosse Pierpaolo Fois, che è un ingegnere, e questo è stato un ulteriore elemento positivo. Come vedete, la scelta della giuria ha seguito anche il principio della parità di genere, con un numero simile di commissari e commissarie. Per noi era un elemento importante e qualificante della giuria.

Quali sono state le linee guida che vi hanno portato alla scelta del progetto vincitore? Lei ha condiviso la scelta? E cosa, nel progetto vincitore, l’ha colpita particolarmente?

Diciamo che sono state decisive le soluzioni proposte rispetto agli indirizzi del bando. Personalmente, appena ho visto il progetto, mi è piaciuta tantissimo la quinta laterale. All’inizio questo elemento ci lasciò titubanti, ma poi convinse tutti proprio perché risolveva in maniera interessante la necessità di dividere lo spazio della Piazza in più luoghi fruibili diversamente. Proprio per valutare meglio i progetti decidemmo di esaminarli due volte, per poter decidere con più riflessione e calma. La giuria si è riunita una dozzina di volte: sono tutte persone altamente professionali ed esigenti!

Il concorso d’idee ha avuto un grande successo. Si aspettava tutto questo interesse da parte dei professionisti?

I miei collaboratori erano più fiduciosi di me. Io sarei stato soddisfatto se avessero partecipato venti o trenta progetti. Alla fine s’iscrissero 215 gruppi e furono presentati 115 progetti provenienti da tutta Italia e qualcuno dalla Spagna. I professionisti coinvolti sono stati tra i 400 e i 500.

Durante l’ultima parte del concorso, si sono svolte le elezioni comunali. La premiazione di giugno 2010 si è svolta alla presenza del sindaco uscente Pierpaolo Fois, come presidente della giuria, e del nuovo sindaco Carlo Murru. Com’è stata accolta l’iniziativa dalla nuova amministrazione?

Io ho conosciuto il sindaco Murru proprio nella fase organizzativa della premiazione e mi è sembrato entusiasta. Dopo la premiazione ho ospitato i membri dell’amministrazione uscente e di quella nuova per un brindisi. Tutti erano entusiasti!

Allora perché dalla proclamazione del progetto vincitore a giugno 2010, i lavori non sono ancora iniziati?

L’idea della Piazza è nata dalla collaborazione con la passata amministrazione. Ma allora non ci fu il tempo per affrontare tutti gli aspetti legati al procedimento amministrativo da seguire. Il segretario comunale con cui avevamo cominciato a discutere gli aspetti burocratici non c’era più e la nuova segretaria sollevò alcuni dubbi.

A settembre 2010 abbiamo chiesto la consulenza di due legali: prof. Angelo Luminoso per gli aspetti civilistici, cioè riguardanti l’atto di donazione ad opera realizzata, e l’avv. Marcello Vignolo per gli aspetti amministrativi, cioè riguardanti il procedimento burocratico. Questo pool di professionisti è stato messo a disposizione dell’amministrazione comunale proprio per fugare qualsiasi dubbio riguardante la regolarità del procedimento. Alla fine si è accertato che mancava il presupposto per l’applicazione del Codice dei contratti pubblici, perché non si trattava di soldi pubblici ma messi a disposizione da un soggetto privato. L’iter che si stava seguendo era quindi corretto.

A febbraio 2011 il Consiglio comunale si è nuovamente espresso sulla donazione e nella deliberazione è stato specificato che l’opera sarebbe stata consegnata “chiavi in mano” senza nessuna spesa aggiuntiva da parte del Comune.

A questo punto, noi e i progettisti vincitori ci siamo messi al lavoro per redigere il progetto preliminare e nel frattempo cominciare a definire gli aspetti tecnici della realizzazione. Ci siamo procurati campioni dei materiali e abbiamo fatto eseguire prove di laboratorio per verificarne la qualità; abbiamo già bloccato la fornitura di alcuni materiali. Insomma, contemporaneamente all’iter amministrativo, ci siamo preoccupati di portare avanti il progetto su tutti gli altri aspetti della realizzazione.

È vero che ci sono state incomprensioni con alcuni compaesani?

Vere e proprie incomprensioni non direi. C’è stato un proficuo coinvolgimento dei proprietari delle abitazioni che si affacciano sulla Piazza. Con loro abbiamo avuto alcuni incontri durante i quali i progettisti hanno illustrato, con l’ausilio delle simulazioni, che la quinta laterale non danneggiava la vista dalla loro casa. Così gli interessati hanno potuto verificare che il progetto era differente rispetto alle voci che si erano diffuse in paese. Proprio l’elemento del progetto che aveva maggiormente colpito la giuria non doveva diventare elemento di divisione. Insomma, noi volevamo proporre un’opera che unisse, non certo che creasse discordia.

Il progetto preliminare è stato modificato rispetto a quello che ha vinto il concorso?

No, il progetto è stato blindato da subito, volevamo proteggerlo da qualsiasi velleità di modifica da parte di chiunque. Innanzitutto per rispetto verso il concorso, ma soprattutto per rispetto nei confronti dei progettisti. Siamo stati inflessibili nei confronti di chi voleva mettere le mani sul progetto. Abbiamo chiesto ai progettisti di operare piccole correzioni migliorative, anche perché giustamente il progetto del concorso non scendeva nel dettaglio. Ma il progetto doveva rimanere quello e così è stato!

Quando avete presentato il progetto preliminare agli uffici comunali?

A metà maggio 2011. E badate che prima di presentarlo abbiamo ritenuto opportuno farlo visionare informalmente al settore Lavori Pubblici, al settore Gestione del Territorio (che ci ha suggerito di verificare eventuali contrasti, peraltro assenti, col Piano Particolareggiato del Centro Storico) e al Servizio di tutela paesaggistica regionale, grazie all’interessamento dell’amministrazione comunale. L’abbiamo fatto proprio per redigere un progetto preliminare ineccepibile sotto tutti i punti di vista, per evitare ulteriori perdite di tempo in seguito.

Da allora cosa è successo?

Beh, è indubbio che ci saremmo aspettati una rapida approvazione del preliminare, anche perché avevamo saputo che l’istruttoria era stata avviata. Invece all’inizio di agosto è stata deliberata la composizione della commissione di controllo prevista dalla delibera consiliare. Questa nomina sarebbe potuta arrivare prima… Ne fanno parte i responsabili dei settori comunali Lavori Pubblici, Gestione del Territorio e Risorse Finanziarie. La commissione appena insediata ci ha detto che aveva ritenuto necessario inviare la richiesta di un parere all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. Però, per noi è incomprensibile che, avendo perso 6 mesi tra settembre 2010 e febbraio 2011 per chiarire tutti gli aspetti giuridici, oggi stiamo perdendo altro tempo con quegli stessi problemi, nonostante il lavoro dei giuristi che hanno firmato la consulenza di cui abbiamo parlato prima.

La Giunta comunale ha approvato il progetto?

All’inizio di agosto, io e mia moglie abbiamo scritto una lettera personale di disappunto dando come termine ultimo il 31 agosto: se entro tale data non fosse arrivata l’approvazione del progetto, noi non ci saremmo più sentiti vincolati ed avremmo individuato altre forme di donazione alla cittadinanza, senza più coinvolgere l’amministrazione comunale.

Il 25 agosto c’è stata una deliberazione della Giunta comunale in cui si apprezzava il progetto, ma si rimandava l’approvazione dopo la presentazione della relazione archeologica e il parere della Curia. Per quanto riguarda la relazione archeologica ci era stato detto che non sarebbe stata necessaria visto lo scarso impatto delle opere sul sottosuolo, altrimenti l’avremmo fatto redigere prima. Per quanto riguarda il parere della Curia, la delibera di febbraio non prevedeva fosse necessario per il preliminare. Tuttavia l’ufficio tecnico si è detto impossibilitato ad approvare un’opera che incidesse su una proprietà privata. Come vedete, sono tutte richieste legittime, ma perché non comunicarcele prima? Noi abbiamo sempre cercato di anticipare tutti gli adempimenti così da arrivare preparati alle varie fasi del procedimento. Ci siamo impegnati con spirito collaborativo e propositivo, mai impositivo. Invece il Comune non è stato solerte quanto noi, troppo preoccupato da implicazioni giuridiche che invece sono state dipanate da subito grazie al pool di legali. Ma io mi chiedo: come potrebbe la Corte dei Conti pronunciarsi negativamente rispetto ad una donazione, e quindi ad un incremento del patrimonio del Comune?

A quel punto abbiamo perso la pazienza: in paese si stavano accendendo polemiche sterili e la situazione stava diventando imbarazzante perché noi in prima persona rischiavamo di fare una brutta figura per responsabilità non nostre. Così abbiamo inviato una lettera con la quale comunicavamo la revoca della donazione. Ovviamente con grande dispiacere nostro, ma anche dei progettisti perché la realizzazione del progetto col quale hanno vinto sarebbe stata per loro motivo di orgoglio. Noi ci teniamo a queste cose, le capiamo. Dalla premiazione non avevo più avuto occasione di incontrarmi personalmente con il sindaco Murru, ma dopo la lettera di revoca della donazione mi ha telefonato e si è impegnato ad assumersi la responsabilità dell’approvazione.

La cittadinanza di Quartucciu come ha vissuto questi ultimi avvenimenti?

Durante il mese di agosto si sono mossi in tanti, sia all’interno del Consiglio comunale, sia tra la gente con la costituzione del Comitato Piazza San Giorgio. Tutte queste persone si sono preoccupate perché hanno capito che perdere la realizzazione della nuova Piazza voleva dire perdere una grande occasione!

Questo rinnovato spirito di partecipazione dei cittadini e la telefonata del sindaco ci hanno spinto ad andare avanti. Il 31 agosto è passato da tre settimane ma se ce ne stiamo occupando, vuol dire che ancora non abbiamo rinunciato. I termini dell’ultimatum sono scaduti, ma dipendono da me: se da parte dell’amministrazione ci sarà la volontà di procedere con spirito di collaborazione, noi andremo avanti.

Quindi lei è fiducioso?

Mi sento fiducioso perché la Piazza la voglio fare! Ho minacciato la revoca perché la donazione vogliamo farla da vivi, non da morti! Ironia a parte, trovo imbarazzante che dopo 15 mesi dalla premiazione, i lavori non siano ancora iniziati. Io mi auguro che la situazione si sblocchi e se l’opera sarà realizzata lo dovremmo soprattutto ai miei collaboratori che, con pazienza, si stanno impegnando tantissimo.

Una volta approvato il progetto preliminare e in seguito quello definitivo, quanto dureranno i lavori?

Riteniamo che in 6 mesi, al massimo, potremmo consegnare l’opera. Avremo a disposizione tutta la forza lavorativa che vorremmo impiegare. I lavori più complessi saranno quelli di rifacimento di Via Quartu: da questo punto di vista speriamo nella disponibilità dell’amministrazione di bloccare la strada per facilitare le lavorazioni. Una volta approvato il progetto preliminare, il progetto definitivo e quello esecutivo saranno più impegnativi dal punto di vista tecnico, ma i progettisti ci hanno garantito il loro massimo impegno nel minor tempo possibile. Sono persone molto professionali e ci tengono particolarmente a questo progetto.

La gente vuole la Piazza!

Ci sono persone che avrebbero preferito altre opere, ma questo capita sempre quando si fa una scelta che interessa la comunità. Tuttavia l’idea della nuova Piazza ha fatto breccia nell’opinione pubblica perché si tratta di un intervento importante. Intanto è la Piazza del centro storico, e quindi c’è dietro tutto il discorso della riqualificazione urbana e della valorizzazione della nostra identità. Inoltre è un progetto innovativo perché la nuova configurazione potrà garantire lo svolgimento contemporaneo di più attività, specialmente durante le feste. La Piazza San Giorgio sarà davvero vivibile. All’estero le piazze sono così, non si riducono a grandi spazi vuoti, sono dei veri e propri luoghi vissuti!

Sposteremo gli alberi in più nei luoghi che ci indicherà l’amministrazione. Ci saranno dissuasori meccanici per impedire l’accesso alle automobili garantendo la viabilità alle processioni, ai carri funebri e alle ambulanze. La sicurezza contro vandalismo e delinquenza sarà assicurata dall’impianto di videosorveglianza. Su questo punto siamo inflessibili: sono i teppisti che devono arrendersi, non le amministrazioni, devono stancarsi di distruggere il bello delle nostre città. E noi dobbiamo dare l’esempio con la fermezza delle istituzioni.

Le vostre tre proposte per Quartucciu si sono caratterizzate per gli elevati livelli di qualità. Infatti, la vostra attività si è affermata negli anni proprio per la professionalità e la qualità. Che cosa pensa delle città odierne, strette tra (pochi) buoni esempi di architettura e il degrado generalizzato? A volte sembra quasi che la nostra società rifiuti l’ideale della bellezza…

Noi facciamo questo mestiere da decenni e l’abbiamo sempre voluto fare in maniera diversa, differenziandoci, senza concentrarci esclusivamente sugli aspetti economici. Noi facciamo i conti alla fine: il risultato finale non deve essere inficiato dall’andamento utilitaristico-economico, non vogliamo essere influenzati da questo. Magari spendiamo più delle previsioni, ma proprio perché vogliamo incrementare l’efficienza dell’opera, l’innovazione, la qualità. E poi vogliamo che anche i progettisti siano soddisfatti. Non tutti gli imprenditori si prestano a questo. Perciò anche le nostre tre proposte al Comune di Quartucciu sono state tutte all’insegna dell’alta qualità. Per noi il lavoro è un piacere, ma la qualità deve essere sempre al primo posto. Ci teniamo aggiornati, cercando di migliorarci continuamente.

Purtroppo, al giorno d’oggi le amministrazioni pubbliche non ricercano più il bello e la qualità. Non affidano gli incarichi ai progettisti e non bandiscono concorsi! Per le strade ci si rivolge ai professionisti, mentre per l’architettura si ricorre ai tecnici dell’amministrazione, senza coinvolgere i professionisti privati. L’attuale sistema tende a penalizzare chi fa il proprio lavoro con qualità, si ricerca solo il massimo risparmio. La strada giusta non deve essere “vinca il prezzo più vantaggioso”, dovrebbe essere “vinca il lavoro migliore”.

Sappiamo che gli autori del progetto vincitore sono giovani professionisti. Che cosa vorrebbe dire ai giovani d’oggi ai quali, nonostante capacità, preparazione e intraprendenza, si prospetta un futuro sempre più incerto?

Il fatto che l’80% dei concorrenti al concorso per la Piazza San Giorgio fossero giovani architetti e ingegneri mi ha entusiasmato molto! Quando è stato decretato il progetto vincitore, ancora non sapevamo chi fossero gli autori. Mi avrebbe fatto piacere se nel gruppo ci fosse stato qualche giovane, magari sardo e di Cagliari. Lo ammetto, da parte mia c’era un po’ di sano campanilismo! Alla fine il gruppo vincitore era costituito proprio da giovani di Cagliari e da un brasiliano, che collabora anche con la Facoltà di Architettura.

Per età, io sono uno di quelli da rottamare. Ed è giusto così! L’Italia deve cambiare, deve garantire ai giovani un futuro certo e migliore. La nostra nazione sta crescendo sempre più vecchia e meno importante. E invece la differenza possono farla solo i giovani, regalando nuove energie a tutto il sistema. Dobbiamo sconfiggere l’abitudine per cui le cose si ottengono solo se si conosce qualcuno. Purtroppo a questo ci siamo sottomessi un po’ tutti. Quello che chiedo a voi giovani è: non sottomettetevi mai! Pretendete leggi giuste e contribuite a migliorarle. E formatevi con la mentalità che quello che vi compete, vi spetta di diritto e non per favore!

Secondo lei è possibile cambiare tutto questo?

Non arrendetevi in partenza, altrimenti fate il gioco dei potenti che vogliono che nulla cambi.

Carlo Schirru