Sardarch apre una nuova collaborazione con il prof. Arnaldo “Bibo” Cecchini.

Da oggi il prof. curerà CHECK-IN, una rubrica che nasce dall’idea di dare spazio a una voce esterna ed esperta che tratti i temi legati alla Sardegna, all’urbanistica, alle problematiche specifiche attuali.

Il primo intervento è la risposta a un’intervista, a  tre domande che riguardano la didattica, la qualità dell’architettura ed il rapporto tra architettura e amministrazione. Sono questi temi che crediamo cruciali per poter concepire una buona architettura durevole a lungo termine.

Cosa significa insegnare architettura e come si insegna? ( in base alla sua esperienza e alla sua formazione)

Purtroppo la mia formazione non mi insegna nulla al proposito; sono laureato in fisica e sono entrato in una Facoltà di Architettura (lo IUAV) per caso, quarant’anni fa, con una borsa di studio per Teorie matematica al corso di laurea di Urbanistica. Ad Architettura ho insegnato Fisica, Analisi matematica (uno e due), Geografia Urbani e Regionale, Analisi dei Sistemi Urbani. Piano piano sono diventato qualcuno che ne sa un po’ dei problemi della città e dei metodi e delle tecniche con cui si potrebbero (dovrebbero) governare. Allo IUAV e poi ad Alghero mi sono però guardato intorno, riconoscendo in un ego smisurato il tratto comune tra noi fisici di formazione e gli architetti.

Autobiografia a parte, la mia esperienza ad Architettura ad Alghero mi ha fatto capire che gli approcci per insegnare architettura sono molteplici e che, nonostante il fatto che viviamo in un’epoca di specializzazione spinta, esiste un campo vasto del sapere, dei saperi, che un buon architetto deve saper attraversare; i molti approcci, che noi ad AAA abbiamo voluto fossero il più possibile legati al progettare, sono in questo senso fecondi, non tanto perché il pluralismo è meglio (ed è meglio), ma perché non c’è modo di conoscere e imparare in questa disciplina (ed è così anche per l’urbanistica) se non legando le conoscenze all’obiettivo, anzi strutturandole a partire dall’obiettivo, se non piegando i saperi alla realizzazione concreta, al fare.

Non ci siamo riusciti quanto abbiamo voluto, anche perché c’è una giusta e ragionevole resistenza della discipline per mantenere una propria autonomia e dei propri confini, ma un po’ sì, anzi direi abbastanza spesso. Se posso pensare a fare meglio direi che servirebbe aiutare gli studenti a fare un po’ più di ricapitolazione del proprio percorso di studio, in modo critico e ripensando a come altro avrebbero potuto fare. Oltre al fatto che bisogna leggere di più, molto di più e molte più cose inutili.


Futuro dell ‘università..In che modo la qualità dell’insegnamento può essere tenuta ad alti livelli nonostante i continui tagli ?

Io penso che tra non molti anni questa insana ideologia neo-liberista manifesterà anche a livello teorico la stessa bancarotta che sta dimostrando nell’economia reale. Che la sua versione all’italiana per quanto riguarda l’Università, fatta di argot aziendalistico e di scorciatoie che scimmiottano esperienze straniere, discutibili anche quando sono interessanti, finirà. Che si scopra, guardando i dati, che le Università italiane, nonostante nepotismi e paraculaggini, inefficienze e pigrizie (tutte pratiche da combattere e severamente) non erano affatto di basso livello, così come non lo erano e non lo sono gli studenti e i laureati.

Io penso che ci sia modo di migliorare la qualità se, a livello regionale, si impiegheranno saggiamente le risorse pubbliche e si avvierà un rapporto serio di collaborazione tra i due Atenei, che non può preludere alla loro fusione né a una federazione burocratica, ma può razionalizzare l’offerta formativa e mettere in comune progetti e servizi (penso al grande campo della longlife education, della formazione, del sostegno all’impiego, del rapporto con il sistema educativo primario e secondario, dei servizi al territorio, penso ai servizi per il diritto allo studio, al sistema bibliotecario, all’Erasmus). Nel nostro campo penso che i due corsi di laurea di Architettura, quello di Alghero e quello di Cagliari, potrebbero parlarsi di più, avviare iniziative culturali e di discussione congiunte; penso che il corso di laurea di Urbanistica di Alghero, unico nella Regione, potrebbe diventare un grande punto di riferimento per tutte le politiche territoriali della Sardegna; penso che i due Atenei potrebbero promuovere insieme un corso di laurea in Design.

Insomma se ben usate le risorse che ci sono potrebbero consentire di mantenere ed elevare la qualità dell’insegnamento.

Faccio però un’ultima considerazione: la nostra Facoltà (adesso il nostro Dipartimento) è l’unico della Sardegna a essere collocato dentro una città diversa da Alghero e Cagliari; penso che definire Alghero sede suburbana di Sassari sia una sciocchezza, ripeto una sciocchezza; per sopravvivere e di lì per cercare di essere sempre più bravi, la nostra Facoltà ha bisogno di essere riconosciuta e finanziata come sede decentrata, senza se e senza ma.

(Il comune di Cagliari ha appena firmato il protocollo d’intesa tra il comune di Cagliari e l’universita’ degli studi di Cagliari in materia di istruzione, ricerca innovazione e sviluppo del territorio e per la programmazione e la realizzazione di iniziative di comune interesse.): Rapporto università-città. Quali opportunità e quali rischi di un rapporto privilegiato facoltà di architettura e amministrazione locale, esempi di Alghero e Cagliari.

Io penso che, nel nostro caso, e lo mostreremo nella presentazione che faremo in Aprile delle celebrazione del nostro decennale, il rapporto con la città di Alghero sia stato positivo e fecondo: per la Facoltà (AAA) e per la città.

La città ha fatto molto per consentire alla Facoltà di insediarsi: il fatto che questa sia la politica che hanno tutte le città che vogliono ospitare sedi universitarie non diminuisce la gratitudine che è dovuta alla città e alle sue amministrazioni e ai suoi cittadini, che pure un po’ disincantati e scettici come spesso sono ci hanno accolto con affetto e amicizia.

Mi sia consentita una premessa: noi abbiamo deciso che la Facoltà di Architettura doveva stare in città e nel suo centro: altra soluzione non era sensata, non avrebbe funzionato: questa soluzione ha funzionato, nonostante che col tempo gli spazi disponibili siano diventati troppo piccoli e si siano deteriorati: ha funzionato perché ha dato un contributo alla vira culturale, economica e sociale della città e ha contribuito a rendere più forte la sua immagine.

Tra pochi mesi sarà disponibile la nuova sede dell’ex-ospedale, un grande spazio che noi – e non può essere diversamente – pensiamo come uno spazio pubblico al servizio della città e dei nostri studenti: quella sede si compone di tre corpi principali e di una piazza; il corpo della ex-chiesa è pensato come biblioteca ed è un’ottima cosa se sarà biblioteca civica e universitaria insieme, congiuntamente gestita: a me piace pensare che, d’estate almeno, sia aperta tutta la notte; il corpo dell’ex-ospedale comprende sei grandi aule, ciascuna per circa sessanta studenti con il loro tavolo di lavoro, sei classi quindi; il corpo trasversale potrà (a nostro avviso dovrà) ospitare un’aula magna (per circa 250 persone) e altre sale: per proiezioni, riunioni e laboratori; e poi la piazza; come si vede almeno tre quarti di quello spazio avrà (come è nella nostra missione) destinazione pubblica: uno spazio restituito alla città, ai giovani, agli studenti, a tutti i cittadini e agli ospiti; con la disponibilità di quella sede, dell’ex-Asilo Sella (in cui potranno trovare spazio le altre quattro classi e i master) e del Pou Salit con gli uffici della direzione e dell’amministrazione, la disponibilità di spazi di Architettura si avvicinerà abbastanza alla media italiana.

AAA si rende disponibile a collaborare con la futura Amministrazione comunale, con la Provincia e con le scuole per pensare a un piano di recupero, rifunzionalizzazione, riuso  e gestione degli spazi educativi e dei grandi contenitori a partire dal’ex-caserma per continuare con l’ex-cotonificio e con l’ex-vetreria. Ci auguriamo di chiudere accordi con altri Comuni, oltre ai molti che abbiamo, di dare più sostanza ad alcuni di essi, di collaborare a progetti: a me piacerebbe che ogni Comune avesse il suo “architetto condotto” (e il suo “urbanista condotto”), siamo qua per dare una mano.

Insomma se le nostre comunità di riferimento vorranno che AAA viva, ci aspetta un grande futuro.

Curriculum
Arnaldo “Bibo” Cecchini
Professore Ordinario in Tecnica e pianificazione urbanistica ICAR/20
http://bibo.lampnet.org/ —  http://direttoreaaa.blogspot.it/cecchini@uniss.it
È Direttore del  Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica – Architettura ad Alghero
// Università di Sassari, sede gemmata di Alghero.
È nato a M.S.Martin (Francia) il 12/9/1950.
Si è laureato con 110 su 110 e lode in Fisica Teorica a Bologna il 27/71972 con una tesi sui problemi interpretativi della Meccanica Quantistica.
Dal 1987 al 1989 è stato Presidente dell’ International Simulation and Gaming Association (ISAGA) del cui Steering Committee è stato membro per 15 anni.
Dalla fondazione (1984) alla chiusura (1999) è stato Direttore del Laboratorio sulla Simulazione dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV).
Dal 1995 al 1999 è stato pro-Rettore delegato per le questioni informatiche dello UAV
Dal 1999 al 2004 è stato membro dell’ editorial board di Computers, Environment and Urban Systems
È stato per 3  anni (dal 2001) Presidente dell’Associazione LudoMir ( Ludoteca dei popoli e delle culture dell’Adriatico e dei Balcani), per 4 anni (dal 2002) Direttore dell’ Associazione Nazionale delle Città in Gioco (GioNa), per 3 anni (dal 2001) Assessore al gioco, allo sviluppo locale e alle attività culturali del Comune di Gradara, per 4 anni (dal 1989) Consigliere comunale a Venezia.
Attualmente è
Direttore del Laboratorio interuniversitario di Analisi e Modelli per la Pianificazione (LAMP)
Membro scientifico e onorario del CIDEC ( Centro de Investigació n y Documentació n sobre problemas de Economía, el Empleo y las Cualificaciones Profesionales) di San Sebastián (Spagna)
Presidente della Società Italiana dei Giochi di Simulazione (SIGIS)
Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Gradara Ludens
Membro dell’ editorial board di Plurimondi
Membro dell’ editorial board di La Ludoteca
Direttore della collana P come gioco della Casa Editrice La Meridiana
Socio fondatore di DandB Consultores di San Sebastián (Spagna)
Cittadino onorario di Gradara
Membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Alcide Cervi